Mese: marzo, 2009

L’ultimo parallelo di Michelangelo

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

31marzo
31 Marzo 2009 :: 19.00
Filippo Tuena in L’ultimo parallelo di Michelangelo – introducono Antonio Tirelli e Simone Olla

Incontro pubblico tra i ghiacci di Ultimo parallelo (Rizzoli) e le voci di Michelangelo, la grande ombra (Fazi)

Sarà presente l’autore.

Quegli uomini che puntano il Sud hanno ricordi presi a schiaffi dal vento gelido. Quell’uomo solo che consuma i suoi ultimi giorni ha voci di ricordi. Un dialogo a più voci dentro gli abissi della solitudine, tra la spedizione antartica di Scott e le ombre di Michelangelo.

 

Filippo Tuena (Roma 1953) è autore di saggi di storia dell’arte e di romanzi. Tra i suoi libri: Tutti sognatori (Fazi, 1999), La passione dell’error mio (Fazi, 2002), Le variazioni di Reinach (Rizzoli, 2005), Ultimo parallelo (Rizzoli, 2007), Michelangelo la grande ombra (Fazi, 2008). Con Ultimo parallelo ha vinto il Premio Viareggio 2007 e il Premio Albatros 2008.

 

 

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

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24 Marzo 2009 :: h. 21.30
Enduring Poetry, Simone Molinaroli e David Napolitano.

ENDURING POETRY di Simone Molinari, David Napolitano e Jacopo Andreini è un atto performativo nato tra il 2002 e il 2003 in cui la protagonista principale è la parola. La parola con il suo suono, il suo carico semantico, i suoi vuoti e le sue mancanze. Un reading dove i lettori più che agire sono agiti dalla parola e dal suo ritmo. Dove alla parola è restituita la dignità del respiro.
 
 
25 Marzo 2009 :: h. 19.30
Marco Visinoni, Macabre danze di sagome bianche, Miraviglia editore – introduce Marco Nardini e Alessandra Maestrini

Un campo da tennis illuminato dalla luna, un uomo senza testa e uno scambio infinito al quale non ci si può sottrarre: è l’inizio fulminante di un romanzo e della sua genesi, di una costruzione incessante che batte più rapida dell’intenzione, più frastornante dei tasti e delle dita. È la storia di uno scrittore che vorrebbe governare la propria arte e rischia di caderne vittima, di una ragazza che scavalca i confini del racconto per salvare l’uomo nato dalle sue pagine, di una minaccia con il cappotto nero che li insegue alla ricerca di qualcosa che non è lecito svelare.
 
 
26 Marzo 2009 :: h. 19.30
Piero Pieri, Vaporidis in carcere, Fernandel – introduce Aurora Scudieri, letture di Alice Keller

Ben lontano dall’essere un libro sulla delinquenza e il disagio giovanile, Vaporidis in carcere è un romanzo di formazione in cui la sfida alla morte è una costante, sia in moto sia attraverso lo scarso rispetto della legge, fino alle estreme conseguenze dell’omicidio.
 
27 Marzo 2009 :: h. 21.30
Valentina Gaglione, Sul viso tutte le parole del tempo (Parole Sparse Edizoni)
Video Performance & Letture dal volume Sul viso tutte le parole del tempo

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Più alti dei giganti più veloci di Moser

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moser19 Marzo 2009 :: h. 21.30
Francesco Fumelli, Più alti dei giganti più veloci di Moser, Pendragon – introduce Claudia Zanola

Città del Messico 1984. Francesco Moser si prepara a battere il record dell’ora. A migliaia di chilometri di distanza, in un paesino della campagna marchigiana, Matteo, otto anni, vuole disperatamente due cose: che i compagni la smettano di prenderlo in giro e la maglietta del suo campione preferito.

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Colpa delle balene arancioni

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 9788861551039g
17 Marzo 2009 :: h. 21.30
Davide Maretto (voce) e Matteo Maretto (chitarra) in Matteo Maretto
Reading di emozioni, odori, paradossi che si creano ogni giorno all’interno degli autobus di linea.

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Una tragedia negata

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 9788889801376g
12 Marzo 2009 :: h. 19.30
Demetrio Paolin, Una tragedia negata, Il maestrale –  introduce Eduardo Zarelli
Nel suo saggio, Demetrio Paolin ripercorre gli eventi più cruenti ed efferati degli anni di piombo, a partire dalla strage di piazza Fontana passando per quella alla stazione ferroviaria di Bologna e concentrandosi sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro.

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I frutti dimenticati

Recensione di Teo Lorini    
Autore: Cristiano Cavina
Titolo: I frutti dimenticati
Marcos Y Marcos, Milano 2008
Pagine: 201

i_frutti_dimenticati8Protagonista de I frutti dimenticati è un romanziere di nome Cristiano Cavina. Cresciuto con i nonni nel paesino di Casola Valsenio, non ha mai conosciuto suo padre. D’improvviso però l’uomo che era fuggito 30 anni prima da una ragazzina incinta e spaventata, riappare, mentendo alla casa editrice ottiene il numero del giovane scrittore e gli strappa un incontro durante il quale gli rivela di essere ammalato e destinato a morire tra breve. Come se la vita non fosse già abbastanza complicata per Cristiano che, romanzi a parte, aspetta un figlio da una ragazza che non ama più.
I frutti dimenticati si snoda così tra i ricordi dell’infanzia paesana e le riflessioni sugli sbagli propri e altrui. Non è importante sapere la percentuale d’autobiografia delle vicende narrate: il romanzo ribolle d’una materia incandescente ma ancora troppo poco metabolizzata per non rischiare qualche slittamento nell’autoreferenzialità. Certo, non siamo agli abissi diaristici delle Scarpe nuove o della Gilera dell’ultimo Nori; Cavina si conferma narratore più controllato e rispettoso del lettore. Tuttavia il tema della paternità complicata, malgestita o, in questo caso, accettata senza consapevolezza, risulta scivoloso e incerto. Ne deriva un testo ibrido, in cui il racconto della quotidianità si alterna a sprazzi d’affabulazione romanzesca. Ma la connessione tra l’elemento cronachistico e le pagine più letterarie risulta meccanica, non di rado stridente. Inoltre la vicinanza emotiva e cronologica al vissuto complica le scene dedicate all’oggi e le rende irrisolte, come un’emozione che ancora non trova via di sfogo, mentre gli squarci sul passato fanno già maniera e rispolverano i luoghi, l’atmosfera, i personaggi dei romanzi precedenti, senza però riuscire a cogliere l’immaginazione e la felicità narrativa delle pagine di Tolintesàc o dell’Ultima stagione da esordienti.
Il finale affianca una nota di amaro rimpianto e una promessa per il futuro. Forse perché con questo romanzo Cristiano Cavina, proprio come il suo omonimo protagonista, ha chiuso un ciclo ed è arrivato alla soglia di una nuova fase in cui mettere alla prova il suo talento su percorsi diversi.

Per il resto chiedere a Pennac

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Il gregario

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5 Marzo 2009 :: h. 19.30
Paolo Mascheri, Il gregario – minimum fax – introducono Marco Nardini e Alessandra Maestrini

Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell’est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio.

 

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I frutti dimenticati

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3 Marzo 2009 :: h. 19.30

Cristiano Cavina, I frutti dimenticati, Marcos y Marcos – introduce Michele Barbolini
Suo padre era sparito nel nulla. Con la sua assenza, aveva lasciato un vuoto clamoroso. Ma la fantasia lo aveva trasformato in un uomo quasi magico, protagonista di imprese straordinarie.
Ora, quel padre da sempre ignoto è sbucato all’improvviso, lo ha rintracciato raccontando una bugia alla sua casa editrice.

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Alluminio

Recensione di Grigi Bolero

Autore: Luigi Cojazzi
Titolo: Alluminio
Edizioni: Hacca – Halley editrice, Matelica (MC) 2007
Pagine: 206

copertina20alluminioC’è un prima e un dopo nella linea-tempo, e il presente un minuscolo puntino, l’attimo nell’atto. C’è un prima e un dopo anche nella sfera-tempo, nella ciclicità delle storie che si fanno vita, e il presente lo si ritrova nuovamente nel compiersi dell’atto. In questo tempo – lineare o sferico che sia, comandato dal giorno e dalla notte e stuprato dagli orologi a muro – esistono fratture e sospensioni, a volte nel fisico, vere e proprie cicatrici su cui passarci la mano per sentirne la durezza, ricordo, contatto che si fa promessa del ritorno, periferia di nessun centro che piega il dolore senza vincerlo: «gli accadimenti sembravano appartenere a uno sfondo lontano, tutto era avvolto da un’atmosfera di fatalità e inconsapevolezza, che richiamava inesorabilmente ciascuno verso i problemi più contingenti.» Dani, Manuel e Luz hanno giocato nella stessa Periferia del ritorno, hanno vissuto al limite, consapevoli e stanchi, generosi e misteriosi. C’è un prima e un dopo nelle loro vite che si svela prepotente sul finire degli anni settanta, nel cortile sudamericano, tra il Cile e l’Argentina, storie di vite scomparse, abbandoni, alluminio e acido nell’attesa di una fine qualunque. O di un ritorno.