Mese: aprile, 2009

Sulla breccia

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

untitled130 Aprile 2009 :: h. 19.30

Caterina Falconi, Sulla breccia, Fernandel, introduce Francesca Bonafini e Giorgio Pozzi

Con una scrittura lucida e addolorata, Caterina Falconi ci racconta una vicenda pervasa da un profondo senso di morte e di perdita, a cui fa da contraltare un sentimento d’amore inteso come ossessione e condizione quasi patologica, unica emozione da cui possa ancora provenire la speranza di un cambiamento.

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

 

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Factory (vol. 2)

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna
Gianluca Morozzi e Michele Petrucci, Factory (vol. 2), Fernandel

 

cover_factory2_piccolo23 Aprile 2009 :: h. 19.30

Cinque persone si risvegliano all’interno di una fabbrica abbandonata e cadente. Non si sono mai visti. Non sanno chi li abbia rinchiusi lì dentro né perché, e non hanno alcun ricordo di come ci sono finiti. La fabbrica è un labirinto senza via d’uscita, e dai suoi tetri corridoi arrivano suoni e voci di altri esseri umani…
Questa è la situazione di partenza del racconto a fumetti FactorY, scritto da Gianluca Morozzi e disegnato da Michele Petrucci. Il primo volume di una serie che uscirà a cadenza quadrimestrale.

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

 

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Per il resto chiedete a Pennac

Recensione di Francesca Baroni

Titolo: Per il resto chiedete a Pennac
Autore: De Greef Erwin
Coniglio Editore,  2008.
pag. 62

Per il resto chiedete a PennacErwin de Greef, classe 1968, palermitano, madre olandese.
“Per il resto chiedete a Pennac” è il secondo romanzo nella collana “I lemming” dei tipi della Coniglio di Roma. Dopo il successo di “Dio c’è e bacia benissimo” del 2006, l’autore torna in libreria con un nuovo e intricato romanzo. Ben strutturato, veloce, ironico e assai spiritoso.
Se nel primo viene fuori la voglia di vivere, di costruire, di inseguire un’anima gemella; in “Pennac” tutto questo si realizza. Erwin conquista Patrizia, consegue una laurea, prova tanti lavori. Troverà anche la via di fuga dall’Italia. I tre momenti della storia, le unità spazio, tempo e azione si equilibrano. E’ l’era del passaggio per arrivare all’armonia.

Il tema centrale è quello del lavoro; il protagonista e io narrante affronta, da perfetto stakanovista, decine di esperienze. Una più terribile dell’altra, una più dura e insensata dell’altra. Lui, Erwin, ci prova, ma sembra proprio che le avversità e il sistema, diciamolo pure, in quanto tale gli si rivoltino contro. Da vendemmiatore per un solo giorno a Menfi, a scaricatore di lavatrici, fino a diventare “pollo d’allevamento” in un call center. Giornate interminabili al telefono, disastrose.
Per pochi soldi. In compenso, quasi senza volerlo, la carriera universitaria procede brillantemente fino ad una folgorante laurea che sarebbe servita a ben poco e, dulcis in fundo, la sua vita sentimentale, dopo un’avventura con la romantica e popolana Maria Carmela, si stabilizza con la paziente e semplice Patrizia.

Il romanzo, tutt’altro che superficiale e mordacemente critico; si snoda frontalmente, come i personaggi che lo animano, attraverso capitoli brevi e ritmati, secondo un modo di scrittura più anglo americana – l’autore si ispira apertamente ai maestri Buckowski, Bellow, Stevenson – che nostrano, alternati da brevi discorsi diretti. Autentiche conversazioni telefoniche da call center. Intermezzi davvero spassosi.

Come ci ha chiarito lo stesso Erwin de Greef alla presentazione di martedì 10 marzo presso Zammù di Bologna: “Beh, Pennac ha raccontato con gusto la saga Malaussène, ovvero la dimensione del lavoratore sfruttato come capro espiatorio di professione, io, vi ho raccontato tutto il resto. Senza pretendere di farvi trovare quel che nessuno ha mai pensato neppure nella vita reale”.

Ultimo Parallelo

Recensione di Milvia Comastri
Autore: Filippo Tuena
Titolo: Ultimo Parallelo
Edizioni: Rizzoli 2007
Pagine: 352

ultimo_parallelo1Mi piacerebbe essere una grande scrittrice, questa sera, anzi mi piacerebbe essere una brava critica letteraria. Perché vorrei parlare di un libro che considero un capolavoro sotto tutti gli aspetti, ma non riesco a tirar fuori le parole adeguate che mi servirebbero per descrivere Ultimo parallelo, il romanzo di Filippo Tuena che quest’anno ha più che meritatamente vinto il premio Viareggio. Leggendolo, ho provato un’empatia così grande con quegli uomini di cui Tuena narra la storia come forse non mi era mai capitato. E’ stato un perenne senso di condivisione della loro sofferenza, che mi ha accompagnato durante la lettura. Tanto è vero che, a differenza di quanto a volte mi capita se un libro mi ha coinvolta, cioè, il desiderio di portare con me i suoi personaggi, quando ho chiuso sull’ultima pagina il libro di Filippo Tuena, ho sentito l’impulso non di tenerli con me, ma di restare io con loro, in quella distesa di ghiaccio, in quel nulla assoluto. Quasi un obbligo morale, come se, lasciandoli, compissi una sorta di tradimento nei loro confronti. Filippo Tuena racconta la spedizione organizzata nel 1911 da Robert Falcon Scott per conquistare il Polo sud. Spedizione che, come ben si sa, finì nel modo più tragico possibile. La modalità scelta dall’autore per narrare la storia è mirabile. E’, il suo, uno stile di scrittura che può nascere solo da essere stato lui stesso, a mano a mano che proseguiva nella stesura del romanzo, Scott, e Evans, e Gran, e Bowers, e tutti gli uomini della spedizione. Ed è così che anche il lettore diventa parte attiva di quella terribile avventura. I lunghi periodi senza punteggiatura in cui ogni tanto ci si imbatte, ad esempio, quella accumulazione di frasi senza stacco, a me hanno dato la percezione dell’andare senza fermarsi in un spazio che non ha segnali, che non ha la maggior parte delle volte alcun punto di riferimento. E perfino il lungo elenco delle cose da portare nel viaggio diventa quasi una composizione poetica, dove ogni singolo oggetto ne evoca mille altri, dove ogni singolo oggetto evoca ricordi di un passato che sembra quasi irreale. Oggetti che hanno un anima. E i libri dei grandi poeti fanno parte in effetti della spedizione: i versi dei poeti letti e riletti nelle soste forzate, ripensati e recitati in silenzio durante le lunghe terribili tappe di avvicinamento al Polo Sud, aiutano gli uomini a non perdere la ragione, quando la meta sembra sempre più lontana e irraggiungibile, lì, dove il nulla regna sovrano, dove il ghiaccio morde gli arti fino a farli morire. E dove il senso di solitudine è assolutamente devastante. “ …e soprattutto molto soli. E so quanto questo sentimento possa minare anche il più determinato degli uomini perché la solitudine annulla il genere e la specie e mette a nudo la fragilità dell’individuo” Durante quelle marce diventa pericoloso anche pensare alle case lontane, alle famiglie. “Gestingthorpe, aria di casa, camini accesi, dolci sorelle in vestaglia che bisbigliano fra loro confidenze d’amore nel cuore della notte.” E infatti: “ Avevano paura di quelle imprevedibili intrusioni del passato e per questo ripetevano i brani dei poemi che avevano letto durante i giorni del blizzard anche se la loro memoria era debole e quasi mai riuscivano a completare quella recita silenziosa senza errori. D’improvviso un verso mancante poteva sempre cancellare l’intera poesia e trasformare quel paesaggio mentale anch’esso in un deserto senza fine” Mi sono chiesta, leggendo questo libro stupendo, che cosa porterebbero con loro, oggi, degli esploratori…Tanta più tecnologia, sicuramente. Ma la poesia? E quale spirito li animerebbe? Non ho una risposta, naturalmente. Ma un dubbio, sì. Dentro di me avrei ancora molto da dire, ma, ripeto, difficile è per me mettere sulla carta tutte le emozioni e le riflessioni che Ultimo parallelo di Filippo Tuena mi ha suscitato. Prendete quello che ho scritto fin ora come un goffo tentativo per esternarle. E soprattutto prendetelo come un consiglio di lettura, un consiglio molto pressante, perché è senza dubbio uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni.

Le larve

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a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
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 9 Aprile 2009 :: h. 19. 30
Claudio Morandini, Le larve – Pendragon

larveStrisciano e sgattaiolano i personaggi di questo romanzo, si muovono furtivi, si accoppiano in anfratti bui, tramano nei corridoi di un palazzo tetro, i cui sotterranei inesplorati sprofondano come radici nella terra nera, tra miriadi di larve.

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Vivere adagio

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cattura18 Aprile 2009 :: h. 20.30

Francesco Dell’Olio, Vivere adagio, Historica.

“Può capitarvi di tutto, a un appuntamento al buio. Potreste incontrare la vostra futura sposa o una serial killer che vi mangerà il cuore a colazione. Potreste passare una meravigliosa notte d’amore in una camera d’albergo o tirarvi addosso i menù del ristorante dopo aver ferocemente discusso di politica. […] Cosa c’entra questo con Vivere adagio?
Eh, girate pagina, su.”

 

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Dalla A allo Zammù :: Madonne nere

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madonne 7 Aprile 2009 :: h. 21.30 Simona Dolce, Madonne nere, Nutrimenti edizioni – introducono Luigi Bernardi e Marco Nardini

Madonne nere è una cruda storia di famiglia. L’arcaico retaggio, le consuetudini e il potere del silenzio di una terra antichissima redenti in una commovente confessione corale – coro voce dell’anima, coro di “signori e signore” e il miscuglio di questi.

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

 

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La terra vista dalla luna

Recensione di Gianluca Liguori

Autore: Claudio Morici
Titolo: La terra vista dalla luna
Edizioni: Bompiani, Milano 2009
Pagine: 217

La terra vista dalla lunaIl nuovo romanzo di Claudio Morici, La terra vista dalla luna, innanzitutto è un libro che va letto, il resto sono solo chiacchiere. Vi dico questo per farvi capire che leggere questa recensione, se così possiamo definirla, è tempo sprecato. Vi consiglio, dal  momento che siete in casa davanti ad un computer, di andare sulla prima libreria online che vi capita a portata di click e ordinarlo, oppure uscire di casa per dirigervi alla libreria più vicina, fuori è pure una bella giornata e ne potreste approfittare per una bella passeggiata al parco, dove potrete trovare una panchina comoda ed immergervi completamente nella lettura. Cosa? State ancora leggendo qui? Ma allora non mi sono spiegato?
Ok, se proprio siete ancora qui, non mi resta che dirvi due cose sul libro, tanto per gradire. La storia che Morici racconta è quella del giovane Simon, un ragazzo con evidenti disturbi psichiatrici che ha sempre vissuto chiuso nella sua cameretta, o a volte nel bagno quando costretto a scappare dal padre. Simon, il nostro viaggiatore improbabile, un altoatesino psicotico, maniacale, con scarse relazioni sociali, che aveva immaginato un’amicizia particolare con Antonella, questa ragazza conosciuta in una clinica psichiatrica e che gli si era dimostrata amica. Simon partirà  per il Messico alla ricerca di Antonella, seguendo le tracce lasciate nelle mail cumulative che Antonella era solita inviare ai contatti della sua rubrica. Simon, lucido nella sua pazzia, analizza le contraddizioni di questo popolo di “viaggiatori”, il conformismo dell’anticonformismo di questi giovani che vanno a vivere nelle terre politicamente mitizzate, tra un ostello e l’altro, i figli del mondo ricco che per dare un senso alle loro vuote esistenze di consumatori insoddisfatti si rifugiano nell’esperienza altruistica, solidale.
Una menzione particolare, va senza dubbio al capitolo in cui Simon racconta delle ragazze italiane, una meravigliosa caricatura che le rende diverse da tutte le altre, impossibili, improbabili, e lo fa con grande ironia che lascia il lettore sganasciarsi dalle risate con il libro tra le mani.
Cos’altro aggiungere? Che Morici molto probabilmente abbia la fissa delle tette grandi, non credo sia pertinente, seppure questo è un sentimento che ritorna spesso nel corso della lettura del libro.
La terra vista dalla luna è romanzo di viaggio? Sicuramente. C’è il viaggio vero, quello in Messico, e poi c’è il viaggio più complesso, ancor più intrigante, quello negli angoli più nascosti della psiche di Simon.
Il romanzo si conclude col massacro cruento di Simon da parte di una banda di narcotrafficanti messicani. Non è vero, scherzavo, è che prima di leggerlo avevo ascoltato l’autore anticipare la conclusione del romanzo in ben tre diverse situazioni, ed ogni volta aveva raccontato un finale diverso. Per sapere come realmente va a finire la storia, non vi resta che il consiglio d’apertura, andate a comprarlo (anche rubarlo, se riuscite) e godrete del divertimento che lo stile narrativo maturo di Claudio Morici sicuramente saprà donarvi.

Dalla A allo Zammù :: La luna è girata strana

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luna2 Aprile 2009 :: h. 19.30
Simone Rossi (Zandegù) in reading

Il reading-musicato tratto da La luna è girata strana di Simone Rossi è un caleidoscopio di suoni, ukulele, canti, bolle di sapone, tom waits, aerei di carta, sensazioni magiche che rendono la presentazione del libro un evento unico e incredibile. L’Africa proposta in modo divertente e inedito, lontano dai luoghi comuni. Con l’accompagnamento musicale dei Cucchiaiodivetro.

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Dalla A allo Zammù :: Biondo 901

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1 Aprile 2009 :: h. 19.30
Alessandro Zannoni, Biondo 901, Gruppo Perdisa Editore – introducono Barbara Baraldi e Marilù Oliva

Lui fa il parrucchiere, lei è una donna bellissima e biondissima. Lui se ne innamora, lei gli nasconde qualcosa. Quando entrano di scena gli altri, si capisce che è una storia che non si smetterà di leggere fino alla fine. Polifonico e corale, il primo testo che Alessandro Zannoni firma con il proprio nome, sorprende per la maturità linguistica e il sapiente dosaggio degli ingredienti.

Biondo 901 è già uno spettacolo teatrale diretto e interpretato da Alessandro Bertolucci.

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