Alluminio

di malicuvata

Recensione di Grigi Bolero

Autore: Luigi Cojazzi
Titolo: Alluminio
Edizioni: Hacca – Halley editrice, Matelica (MC) 2007
Pagine: 206

copertina20alluminioC’è un prima e un dopo nella linea-tempo, e il presente un minuscolo puntino, l’attimo nell’atto. C’è un prima e un dopo anche nella sfera-tempo, nella ciclicità delle storie che si fanno vita, e il presente lo si ritrova nuovamente nel compiersi dell’atto. In questo tempo – lineare o sferico che sia, comandato dal giorno e dalla notte e stuprato dagli orologi a muro – esistono fratture e sospensioni, a volte nel fisico, vere e proprie cicatrici su cui passarci la mano per sentirne la durezza, ricordo, contatto che si fa promessa del ritorno, periferia di nessun centro che piega il dolore senza vincerlo: «gli accadimenti sembravano appartenere a uno sfondo lontano, tutto era avvolto da un’atmosfera di fatalità e inconsapevolezza, che richiamava inesorabilmente ciascuno verso i problemi più contingenti.» Dani, Manuel e Luz hanno giocato nella stessa Periferia del ritorno, hanno vissuto al limite, consapevoli e stanchi, generosi e misteriosi. C’è un prima e un dopo nelle loro vite che si svela prepotente sul finire degli anni settanta, nel cortile sudamericano, tra il Cile e l’Argentina, storie di vite scomparse, abbandoni, alluminio e acido nell’attesa di una fine qualunque. O di un ritorno.

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