I frutti dimenticati

di malicuvata

Recensione di Teo Lorini    
Autore: Cristiano Cavina
Titolo: I frutti dimenticati
Marcos Y Marcos, Milano 2008
Pagine: 201

i_frutti_dimenticati8Protagonista de I frutti dimenticati è un romanziere di nome Cristiano Cavina. Cresciuto con i nonni nel paesino di Casola Valsenio, non ha mai conosciuto suo padre. D’improvviso però l’uomo che era fuggito 30 anni prima da una ragazzina incinta e spaventata, riappare, mentendo alla casa editrice ottiene il numero del giovane scrittore e gli strappa un incontro durante il quale gli rivela di essere ammalato e destinato a morire tra breve. Come se la vita non fosse già abbastanza complicata per Cristiano che, romanzi a parte, aspetta un figlio da una ragazza che non ama più.
I frutti dimenticati si snoda così tra i ricordi dell’infanzia paesana e le riflessioni sugli sbagli propri e altrui. Non è importante sapere la percentuale d’autobiografia delle vicende narrate: il romanzo ribolle d’una materia incandescente ma ancora troppo poco metabolizzata per non rischiare qualche slittamento nell’autoreferenzialità. Certo, non siamo agli abissi diaristici delle Scarpe nuove o della Gilera dell’ultimo Nori; Cavina si conferma narratore più controllato e rispettoso del lettore. Tuttavia il tema della paternità complicata, malgestita o, in questo caso, accettata senza consapevolezza, risulta scivoloso e incerto. Ne deriva un testo ibrido, in cui il racconto della quotidianità si alterna a sprazzi d’affabulazione romanzesca. Ma la connessione tra l’elemento cronachistico e le pagine più letterarie risulta meccanica, non di rado stridente. Inoltre la vicinanza emotiva e cronologica al vissuto complica le scene dedicate all’oggi e le rende irrisolte, come un’emozione che ancora non trova via di sfogo, mentre gli squarci sul passato fanno già maniera e rispolverano i luoghi, l’atmosfera, i personaggi dei romanzi precedenti, senza però riuscire a cogliere l’immaginazione e la felicità narrativa delle pagine di Tolintesàc o dell’Ultima stagione da esordienti.
Il finale affianca una nota di amaro rimpianto e una promessa per il futuro. Forse perché con questo romanzo Cristiano Cavina, proprio come il suo omonimo protagonista, ha chiuso un ciclo ed è arrivato alla soglia di una nuova fase in cui mettere alla prova il suo talento su percorsi diversi.

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