Mese: ottobre, 2009

Che cos’è la fantascienza?

Di Davide Gianetti
Che cosa è realmente, intimamente, la fantascienza? Letteratura d’evasione, cappa e spada in salsa interstellare, puntualmente relegata ai margini del mainstream letterario? La figlia minore del filone fantastico ottocentesco in versione tecnologica? Oppure, come ha giustamente osservato Antonio Tirelli nella sua recensione al libro di Centamore, un tipo di “letteratura politica” che focalizza il suo interesse nei confronti “dell’umano”? Lo stesso Centamore, nella replica, declina questo riferimento alla “politica” nell’ottica di un’analisi critica al sistema di potere, qualunque esso sia, attraverso l’espediente narrativo che descrive un futuro lontano ma con sotterranee, e nemmeno troppo velate, allusioni al presente. Centamore porta gli esempi di Pohl e Kornbluth, maestri, almeno all’inizio (Pohl, a partire dagli anni ‘60 si dedicherà a fantascienza d’intrattenimento e Kornbluth – pur nella sua breve carriera – prenderà alla fine le distanze dalla fantascienza “sociale” scrivendo un saggio, The Failure of Science Fiction as Social Criticism, per dimostrare come questo genere letterario sia incapace di produrre significativi mutamenti dell’ordine costituito), di quella satira sociologica che allestisce un palcoscenico a noi cronologicamente alieno eppure perfettamente riconoscibile nei tic e nelle manie dell’uomo contemporaneo.

Da parte mia non posso che concordare con Tirelli e, semmai, radicalizzare ulteriormente: o la fantascienza è distopica o non è. Sotto questo profilo, l’interesse umanistico che Tirelli colloca a nucleo fondante della letteratura fantascientifica di matrice “sociologica”, è a mio parere incompleto. O meglio: è umanesimo che scaturisce da una lotta ingaggiata dall’individuo, immerso in un presente per sua natura totalitario, contro le leggi di un mondo nel quale è costretto a esistere. Ma c’è di più: attraverso la critica serrata allo status quo, si giunge a verità più nitide, meno adulterate (il potere adora rivendicare il primato della verità), si giunge al disvelamento della menzogna ultima che regge le fondamenta del potere stesso, si giunge infine alla consapevolezza della violenza insita nei rapporti di forza sociali. Non me ne vogliano gli appassionati di duelli intergalattici, di esotiche esplorazioni su mondi alieni, di tormentate storie d’amore nei gelidi spazi siderali del cosmo, ma la marginalizzazione culturale, prima che letteraria, della fantascienza, passa soprattutto da qui. Non è facile scrivere distopia: occorrono occhio lungo e orecchio fino. Occorre intuire, date le premesse, la direzione che una determinata struttura sociale imboccherà nel futuro. Qualcuno ci è riuscito, incidendo così a lettere indelebili il proprio nome nel grande libro della letteratura mondiale. Come non stupirsi al cospetto della straordinaria preveggenza di Zamjatin, di Huxley, di Orwell, di Bordewijck e, ai giorni nostri, di Pohl, di Dick o di Tevis? Autori – sismografi della crisi del proprio tempo e autori – profeti di un futuro non certo migliore.

Utopia e distopia, totalitarismo e libertà: diadi storicamente non confutabili e letterariamente feconde. Totalitarismo che, come un prisma, possiede molte facce: violento e brutale, come in Zamjatin e Orwell, persuasivo e dissimulatore (ma non per questo meno coercitivo) come in Pohl e Dick oppure totalitarismo che nasce dall’illusorietà di vivere in un mondo giudicato reale dietro cui, tuttavia, si celano ulteriori, maligne, realtà. Inquietanti multiversi infiniti, responsabili di un’alienazione e di una demolizione dell’ego di irredimibile malvagità (si pensi allo “gnostico” Daniel Galouye e alla sistematica decostruzione di ogni certezza ontologica presente in tutte le sue sottovalutate opere). Ecco perché il riferimento di Tirelli ad Asimov quale scrittore di fantascienza “sociale” mi suona ambiguo. Asimov è un costruttore di utopie. Il suo fervore tecnofilo e il suo febbrile razionalismo presuppongono un’antropologia ottimistica, opposta, per esempio, a quella di un Dick. A questo proposito si osservi, a mero titolo esemplificativo, sotto quale opposta angolazione Asimov e Dick rispettivamente immaginano le creature robotiche e come interpretano le loro azioni.

La fantascienza è dunque “letteratura negativa” per antonomasia? Senza arrivare agli estremi e agli abissi spalancati da opere come il Dottor Adder, la risposta, a giudicare dai risultati, è positiva. Nel momento in cui la fantascienza ricopre il ruolo di formidabile diagnosta dei mali sociali, prevedendone l’infausta e ulteriore degenerazione, ed evitando al contempo la tentazione di costruire nuovi mondi possibili – magari giudicati migliori solo perché proiettati in un arco temporale ancora in gestazione che il lineare incedere del progresso renderà più appetibili – essa diviene letteratura di testimonianza, resistenza disperata a un universo che sentiamo ostile e straniero.

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Tre io

Autore: Mario Rossi
Titolo: Tre Io
Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2009
Pagine: 138

Tre_iodi Grigi Bolero
Ci sono tre esistenze, raccontate in prima persona ognuna con un colore diverso: blu è Dante, verde è Andrea, rossa è l’esistenza di Sandra/Giulia; essere raccolte in un romanzo non è l’unico aspetto che hanno in comune; è vero, conducono vite differenti evidenziate dalle aspettative che ripongono per la giornata che li attende, e la riflessione – specie nel caso di Sandra/Giulia e Dante – ha in prevalenza carattere recrimintorio nei confronti del passato e risoluto (ma violento di lamenti) nei confronti del presente. Osserva Dante: «Deve essere una questione di orari stabiliti. Ognuno fa quel che può. Ognuno ha il tempo contato per sfuggire alla propria vita. Questione di turni forzati. […] Basta vedere i mattinieri, la gente per bene, i la-vo-ra-to-ri che, indossate maschere di buon umore, si affrettano, soddisfatti, all’inferno che li inghiotte e risputa ogni giorno.»

Fuga e salvezza sono componenti caratterizzanti della narrazione: il trio protagonista del romanzo di Mario Rossi muove in direzione ignota, e il mezzo d’evasione – alcol o trip – amplifica la necessità del fuori che, se per Dante assume i contorni del disprezzo, per Sandra/Giulia diviene ricerca di sé, ritrovo. Quanto ad Andrea, fuga e salvezza sono fatti di carne da piegare e possedere: «Voglio vivere come dico io. E andassero affanculo mio padre, la fabbrica, la cassa integrazione. Se crolla tutto me ne vado in Germania o in Svizzera, che ci vuole. Io stasera voglio solo spassarmela.»

È l’alba quando i tre io si ritrovano nella stessa macchina e puntano il vigneto dello zio di Andrea per un altro sorso di vino; poi dentro una piccola costruzione in muratura ognuno avanza la sua richiesta: solamente una non verrà soddisfatta.

#3# Malicuvata e RadioMeridiano12

SuDiGiriRadiomeriadiano 12 e SuDiGiri presentano la rubrica dedicata ai libri a cura della Casa Lettrice Malicuvata. Questa settimana Gianfranco Franchi con Monteverde (Castelvecchi) e Radiohead – A kid (Arcana)
Martedì 27 ottobre 2009, ore 17.00
www.radiomeridiano12.com
| FM 97.5

Tecniche di basso livello

Autore: Gherardo Bortolotti
Titolo: Tecniche di basso livello
Edizioni: Lavieri, S. Angelo in Formis (CE) 2009
Pagine: 80

tecniche_smalldi Antonio Tirelli
È difficile parlare di quel che non si capisce fino in fondo. Eppure, bisogna ammettere che proprio quel che non ci riesce di capire è spesso ciò che riesce ad interessarci e affascinarci. Per cui, varrà la pena di scrivere di un libro sicuramente sui generis qual è Tecniche di basso livello, curiosa produzione dell’editore Lavieri, in cui non troviamo un intreccio (non apparentemente, almeno), non troviamo trama (non apparentemente, almeno), non troviamo dialoghi (non apparentemente, almeno). Non è un romanzo, non nel senso ortodosso del termine. Nemmeno un racconto, almeno in senso proprio. Non è un romanzo, eppure vi trovo una consistenza che potrei, fatte le dovute proporzioni, accostare all’approccio di Henry Miller alla narrativa. Non è un racconto, eppure ne possiede la sintetica efficacia. Quasi come una raccolta di aforismi, il testo riassume nevrosi, ansie e distorsioni del vivere attuale, utilizzando un linguaggio ricco e appuntito, oltre che comprensibile. Non è un romanzo e non è un racconto: eppure sono presenti dei protagonisti, le cui esistenze non ci è concesso di vedere in un dispiegarsi lineare di avvenimenti. In realtà, avvenimenti non sembrano esserci, per cui quel che è dato di osservare è una serie di frammenti, come se l’esistenza di questi protagonisti fosse un vaso rotto di cui si possano osservare soltanto i cocci; un vaso impossibile da ricomporre e del quale non sarà mai possibile decifrare la forma originaria. È come se l’autore abbia voluto riprodurre attraverso la sua opera la frammentarietà dell’esistenza contemporanea dettata dai messaggi pubblicitari televisivi, dai miti confezionati per imbonire l’individuo quando non per annullarlo, dagli slogan che non prevedono pensiero indipendente. Ecco, forse la chiave di lettura sta proprio nella metafora televisiva: ridotta ad un insieme di brevi ed insignificanti frammenti pubblicitari, la vita non può che essere narrata (non descritta, narrata) attraverso la sua riduzione a subitanei flash che colpiscono l’occhio e non danno il tempo di essere decodificati. Spot televisivi, appunto. È un’opera, il libro di Gherardo Bortolotti, che dà un senso di desolazione, talvolta di sconforto e potrebbe risultare indigesta a chi dalla narrativa si aspetta storie dallo sviluppo “classico”, dal momento che qui siamo di fronte ad un prodotto che – diciamolo – non pare avere né capo né coda. E tuttavia, gioverà ricordare che nemmeno alcuni film di David Lynch sembrano avere senso, dopo una prima visione. Ed è probabile che proprio in questo risieda il loro fascino, in questo accennare e suggerire lasciando aperto un cerchio che solo allo spettatore – e nel nostro caso, al lettore – spetta chiudere.

Nuova stagione letteraria allo Zammù :: progetto e calendario

logo_spillinamalicuvata2Dopo i circa 40 incontri della scorsa stagione – tra presentazioni librarie e reading – martedì 27 ottobre 2009 alle ore 19.30 riprende la stagione letteraria curata da Casa Lettrice Malicuvata allo Zammù di Bologna.
L’idea che guiderà questa seconda edizione è quella di coinvolgere maggiormente alcune case editrici di progetto, invitando editori e redattori negli spazi della vineria-libreria Zammù (Via Saragozza, Bologna) per presentare linee editoriali, catalogo ed autori. E da Gennaio 2010 tantissime novità targate Zammù e Malicuvata.


Zammù e Casa Lettrice Malicuvata

presentano
Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
Zammù Vineria
Via Saragozza, 32/a – Bologna


il calendario

martedì 27 ottobre 2009
h. 19.30 :: Lavieri Edizioni: progetto, catalogo e aperitivo

Tre strade editoriali :: Lavieri Letteratura. Lavieri Piccole Pesti. Lavieri Comics.
interventi di Marcello Buonomo di Lavieri, Gherardo Bortolotti, Giovanni Marchese e Antonio Tirelli

h. 21.30 :: Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello (Lavieri Edizioni) – introduce Antonio Tirelli

In una sorta di testo calviniano inceppato, a cui manca la stessa fiducia nell’ordine e il distacco ludico di un’ironia novecentesca, Gherardo Bortolotti propone una narrazione per brevi prose, scenari, particolari slegati. Senza perdere il senso del romanzesco, e anzi riscoprendo una specifica dimensione epica dell’ordinario, le sue frasi individuano le figure frante dei nostri giorni e le trame secondarie a cui affidiamo il senso di ciò che avviene. Il libro è stato finalista del premio Dedalus 2009


giovedì 5 novembre 2009
h. 21.30 :: Alberto Masala, Alfabeto di strade (Edizioni Maestrale) – introduce Marcello Fois

reading per voci sole divise tra sardo e italiano
Alfabeto di strade è uno scrigno di sorprese e un territorio di raffinatezze senza sussiego. Se dovessi pensare alle radici su cui si innerva questa raccolta direi: semplicità e sobrietà. Quelle qualità, cioè, che in scrittura significano affrontare il problema de visu. Viviamo in un paese che millanta di essere nutrito e corroborato dalla poesia e troppo spesso confonde la canzonetta col far versi.
(Marcello Fois)

giovedì 12 novembre 2009
h. 21.30 :: i Microlit di Isabella Borghese e Luca Moretti (Edizioni 18:30) – introduce Gianluca Morozzi

presentazione della collana Microlit curata da Luca Moretti e dei racconti di Isabella Borghese “Minimal Hotel” e “Subliminal Autogrill”.
Gli Autogrill son soste da uomo, mitiche soste da uomo! E ritrovi di motociclisti, di gruppi in fila indiana per la gita fuori porta, della famigliola che va in vacanza e si ferma per far pisciare i pupi, della scopatina clandestina imprevista, dei camionisti in pausa, del pranzo fugace, degli acquisti senza senso, dei pullman in viaggio, della benzina che ci siam scordati di mettere in città…
(Isabella Borghese, Subliminal Autogrill)

giovedì 19 novembre 2009
h. 21.30 :: a TEMA per Zammù: direzione obbligata

sono io a pensare, no; sono io a parlare, no; sono io a decidere, no. obbligati a seguire una direzione con gli occhi bassi sui passi. obbligati financo (d)a una direzione obliqua.
di e con Carlo Palizzi e Simone Rossi
voci di Carlo Palizzi e Antonio Tirelli
musiche di Simone Rossi, Tonino Lenzi e Lorenzo Assogna

martedì 24 novembre 2009
h. 19.30 :: Intermezzi Editore: progetto, catalogo e aperitivo

dal WebSite Horror al Mostro della piscina di Marco Candida passando per Io volevo Ringo Starr di Daniele Pasquini.
interventi di Chiara Fattori, Daniele Pasquini, Gianluca Morozzi, Antonio Tirelli

h. 21.30 :: Ilaria Giannini, Facciamo finta che sia per sempre (Intermezzi Editore) – introducono Antonio Tirelli e Marco Nardini

Nicole è ossessionata dal suo passato. Martina è innamorata di lei. Stefano è uno psicologo affetto da manie di grandezza. Paolo è morto in uno strano incidente stradale. Quattro grandi amori, quattro solitudini che si rincorrono nella malinconica bellezza della Versilia. Quattro anime alla ricerca di un qualcosa che dia un senso alle loro vite. Tutti puntano alto, qualcuno gioca sporco, nessuno vince.

giovedì 26 novembre 2009
h. 21.30 :: Ti sto solo cercando, non era un ricordo.
Immagini e parole dai volumi Ti sto cerando e Nessun ricordo di Giovanni Marchese e Luca Patanè (Tunuè) – introduce Luana Vergari

giovedì 3 dicembre 2009
h. 21.30 :: Tutto il silenzio minuto per minuto

Reading di poesie tratte da “Minuta di silenzio” di Lorenzo Mari (L’Arcolaio) con interventi musicali a cura di Paolo Zanoni (pianoforte), Edoardo Vivan (contrabbasso) e Alessandra Aitini (flauto).

giovedì 10 dicembre 2009
h. 21.30 :: dry_art day |
LE VOCI DI DRY_ART
reading poetico a cura di Marcello Cominelli, Graziana Lucarelli, Massimiliano Martines, Valentina Pinza, Domenico Tringali e con la partecipazione della pianista Laura La Rocca. Una serata all’insegna della poesia e della musica, con alcune delle voci più interessanti del panorama bolognese | www.dry-art.com

martedì 15 dicembre 2009
h. 19.30 :: Hacca: progetto, catalogo e aperitivo

interventi di Francesca Chiappa, Andrea Di Consoli, Maurizio Ceccato

h. 21.30 :: Dora Albanese, Non dire madre (Hacca) – introducono Barbara Gozzi e Giuseppe Merico

Prepotente come l’esordio di questo romanzo, di bellezza pari all’intensità e alla violenza dei sentimenti di una madre, della madre che racconta cosa significa dare alla luce un bambino, e cosa significa avere diciannove anni, in quel momento, ricordo d’aver letto poco, negli ultimi anni. Forse niente.
(Gianfranco Franchi | Lankelot.eu)

Dalla A allo Zammù :: Lavieri edizioni e Gherardo Bortolotti

tecniche_di basso livellomartedì 27 ottobre 2009
Zammù, Via Saragozza 32/a – Bologna

h. 19.30 :: Lavieri Edizioni: progetto, catalogo e aperitivo
Tre strade editoriali :: Lavieri Letteratura. Lavieri Piccole Pesti. Lavieri Comics.
interventi di Marcello Buonomo di Lavieri, Gherardo Bortolotti, Giovanni Marchese e Antonio Tirelli

h. 21.30 :: Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello (Lavieri Edizioni) – introduce Antonio Tirelli

IL LIBRO: Ai margini del mercato globale, tra i reperti di una giovinezza passata senza successi, le immagini del telegiornale, i frangenti più anonimi del quotidiano, alcuni personaggi-nome si aggirano in un apparato scenico di periferie, orari di lavoro, acquisti in centri commerciali. Una voce corale, intanto, ci narra i futuri ricordi del tempo che ora è presente e guarda, con una compassione senza riscatto, ai termini più ottusi delle nostre vite, di questo scorcio di secolo.
Il libro è stato finalista del premio Dedalus 2009

“Non è un romanzo, eppure vi trovo una consistenza che potrei, fatte le dovute proporzioni, accostare all’approccio di Henry Miller alla narrativa. Non è un racconto, eppure ne possiede la sintetica efficacia”
Antonio Tirelli

L’AUTORE: Gherardo Bortolotti (bgmole.wordpress.com) è nato nel 1972. Nel 2005 ha pubblicato l’e-book Canopo (Cepollaro E-dizioni), nel 2007 la plaquette Soluzioni binarie (La camera verde) e il wee-chap tracce per dusie 103-197 per <dusie.org>. Con Michele Zaffarano cura la collana «Chapbooks» per Arcipelago Edizioni. È tra i fondatori e curatori del blog di traduzioni e letteratura sperimentale <gammm.org>.

a domanda risponde Gherardo Bortolotti

Antonio Tirelli: Nell’ambito della narrativa italiana esiste ancora la capacità o la volontà di sperimentare con cognizione di causa?

Gherardo Bortolotti: Devo dire che la tua domanda mi mette un po’ in difficoltà, dato che non seguo in modo sistematico la produzione corrente e quindi non ho un’immagine della narrativa italiana sufficiente a farmi dire quali sono le linee di sviluppo in corso, quali aree sono più dinamiche e quali invece ristagnano.
Chiarita questa cosa, ti posso dire che la mia impressione (perché, appunto, è di questo che si tratta) è che più che la mancanza di una volontà o di una capacità di sperimentazione ci sia una specie di fortissima interiorizzazione, da parte degli autori, dei meccanismi del mercato editoriale. Cioè: mi sembra che molti autori si pongano il problema di utilizzare moduli alternativi alla narrazione tradizionale e che riescano magari a portare avanti, in alcune sedi, una ricerca di questo tipo. Tuttavia, nel momento in cui si pongono la questione di “pubblicare un libro”, ecco che sentono come strada obbligata la scrittura di un romanzo o di una raccolta di racconti. Come se davvero non ci potesse essere altro! Ed è in questo che vedo un’interiorizzazione delle regole di un mercato editoriale che è sempre più irrigidito su alcune distinzioni che, a loro volta, più ancora che di genere letterario mi sembrano merceologiche, con una specifica targetizzazione del pubblico. E la mia impressione è che questa normalizzazione da parte del mercato è tanto più forte quanto più è debole, come nel caso italiano, il mercato stesso.
Sia chiaro, sto parlando in termini generali. Tant’è che proposte interessanti ed eterodosse, per così dire, non sono mancate negli ultimi anni (da Nove a Moresco, per esempio). D’altra parte, la stessa collana Arno in cui appare anche il mio testo, pubblicata da Lavieri e curata da Domenico Pinto, può dare parecchi esempi (da Marco Palasciano a Giovanni Cossu e Maurizio Rossi). E, infine, se le mie stesse scarse letture hanno avuto la fortuna di incontrare testi come Neuropa di Gianluca Gigliozzi, Personaggi precari di Vanni Santoni o Limbo mobile di Ugo Coppari, direi che di cose interessanti in giro ce ne sono!
Quindi, al di là delle considerazioni che facevo prima, sicuramente una serie di ricerche sono in corso e credo proprio che rispecchino la volontà e la capacità di sperimentare di diversi autori italiani. Quello su cui dovremmo interrogarci, piuttosto, è se queste ricerche possono ottenere una visibilità maggiore e se riescono a fornire ai lettori gli strumenti adeguati a gestire le proprie esperienze – in un mondo in cui è sempre più difficile ricondurre gli eventi ad una trama chiara e coerente, in cui la soggettività è sempre più scomposta ed in cui la nostra percezione del tempo è sempre meno lineare.

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Gherardo Bortolotti | http://www.bgmole.wordpress.com
Nel 2005 ha pubblicato l’e-book Canopo (Cepollaro E-dizioni), nel 2007 la plaquette Soluzioni binarie (La camera verde) e il wee-chap tracce per dusie 103-197 per <dusie.org>. Con Michele Zaffarano cura la collana «Chapbooks» per Arcipelago Edizioni. È tra i fondatori e curatori del blog di traduzioni e letteratura sperimentale <gammm.org>.
Il 27 ottobre 2009, nei locali di Zammù a Bologna, aprirà la nuova stagione letteraria della Casa Lettrice Malicuvata con il suo ultimo libro Tecniche di basso livello (Lavieri edizioni).
L’autore sarà introdotto dall’editore Marcello Buonomo e dal nostro Antonio Tirelli.

#2# Malicuvata e RadioMeridiano12

Radiomeriadiano 12 e SuDiGiri presentano la rubrica dedicata  ai libri a cura della Casa Lettrice Malicuvata.
Questa settimana  Gherardo Bortolotti con Tecniche di basso livello (Lavieri edizioni)
Martedì 20 ottobre 2009, ore 17.40
http://www.radiomeridiano12.com

Vite spericolate

Autore: Patrick Fogli
Titolo: Vite spericolate
Edizioni: Edizioni Ambiente – Verdenero, Milano 2009
Pagine: 203

vite spericolatedi Erwin de Greef

Giocato tra attualità e memoria, finzione e cronaca, l’ultima fatica narrativa di Patrick Fogli, Vite spericolate, prende le mosse dal funerale di Laura, la madre della protagonista, Caterina, appena morta di mesotelioma, una malattia incurabile causata dall’amianto. In seguito ad una serie di eventi che si inanellano in una perfetta narrazione noir, la protagonista si lascia coinvolgere, non senza una certa resistenza, nell’indagine che vuole smascherare le negligenze criminali dei proprietari della “Fabbrica”, dove per l’appunto si lavorava l’amianto. Caterina, seguendo le tracce contenute in una lettera che le è misteriosamente recapitata a casa, aiutata dal suo ex compagno, comincia a investigare e a tessere la trama di una vicenda davvero sporca. A lei, secondo il più classico degli schemi, si oppongono alcuni personaggi loschi: l’Avvocato e il Vecchio. In soccorso alla protagonista intervengono una serie di attanti che, per amore della verità e combattendo contro le proprie debolezze, arrivano a rischiare anche la vita. Alla fine di questa avvincente storia, di autentica letteratura impegnata, Caterina incontra il proprietario della “Fabbrica”, un vecchio dall’accento straniero che con pungente freddezza le dice: “Ci sono le leggi e c’è la morale. Ma contano le leggi. Se il vostro Stato non vi ha protetti, signora, perché avremmo dovuto farlo noi?”. Ecco, la vera domanda che il narratore pone al lettore. E’ questa la stessa domanda cui dovranno dare una risposta – dal prossimo 10 di dicembre – i giudici del processo contro le fabbriche Eternit, sulle cui vicende si fonda Vite spericolate.

Quale ruolo per la Letteratura di Fantascienza?

[Fabio F. Centamore, autore del libro Alle sett’albe (Tespi), riprende e sviluppa un passaggio della nota scritta di recente da Antonio Tirelli sulla sua raccolta di racconti. malicuvata]

di Fabio F. Centamore
Leggendo la tua recensione, caro Antonio, sono stato colpito da una frase in particolare: «Dopo essersi distinta, lungo tutto l’arco del Novecento, come letteratura politica, essa [la fantascienza] è stata progressivamente marginalizzata, sovente essendo liquidata come scrittura di mestiere o intrattenimento».
Questa considerazione della SF come letteratura politica mi ha davvero incuriosito. Ho pensato all’accezione aristotelica di politica, cioè come insieme delle dinamiche socialmente strutturate (alleanze, gerarchie, ordinamenti), e subito ho pensato che tu avessi voluto riferirti alla fantascienza come spirito critico di tali dinamiche. In effetti, molti capolavori della SF di possono ascrivere a questo ruolo o missione: criticare il presente attraverso lo specchio del futuro. Esempio chiarissimo di tutto ciò è il capolavoro di Frederick Pohl e Cyril Kornbluth, Gladiatore in Legge. Qui davvero la società futura è dipinta come uno specchio distorto in cui tutte le sperequazioni del presente sono amplificate e spinte all’estremo come in una lente a ingrandimento. In questo senso, allora, si può parlare di ruolo politico della fantascienza, come si descriveva nella tua recensione. Questo, però, ci fa capire che elemento fondamentale della SF è il presente più che il futuro. Riflettiamo, ad esempio, su quanto dice Robert A. Heinlein (unico autore SF della storia ad aver vinto ben quattro premi Hugo): «La fantascienza è una narrativa speculativa in cui l’autore assume come primo postulato il mondo reale come noi lo conosciamo, includendovi tutti i fatti riconosciuti e le leggi naturali».
Ciò che sorprende qui è la visione di un genere letterario come forma di speculazione. Pensate, scrivere racconti o romanzi per Heinlein è indagine rigorosa e non semplice intrattenimento o espressione artistica.  Ma, quel che conta per il nostro punto di vista, è indagine che parte dal presente come postulato imprescindibile. Secondo quanto sembra emergere dalle parole di Heinlein, proprio nel presente (perfino nelle leggi naturali attualmente conosciute, oltre che nei fatti sociali) esistono i germi del futuro. Speculare sul futuro significa osservare e catalogare il presente. Si badi bene, il nostro autore parla di “speculazione” e non di “speculazione critica”. Osservare, analizzare, dedurre e definire un’idea di futuro dal presente non è necessariamente un’operazione di critica politico-sociale. Quantomeno, non necessariamente si connota come tale a priori. Secondo me, allora, dobbiamo porci una domanda fondamentale: può una speculazione del tutto neutra, una semplice pura deduzione da fatti reali e presenti, risolversi in critica politica? Davvero è necessario connotarsi in anticipo come critica politica per costituire effettivamente un ruolo critico? Tu fai rilevare che nei miei racconti manca l’elemento politico, cioè l’istanza di critica del presente. Eppure nei miei racconti vi sono molti temi del tutto attuali e presenti. La clonazione di esseri umani (Sangue Nuovo), le problematiche e i paradossi del mondo del lavoro (Lei è Riassunto), i guasti prodotti dalla guerra agli individui (La Domanda), l’incomunicabilità (Alle Sett’Albe). Tutti temi presenti eppure mai connotati esplicitamente in senso critico. Penso, infatti, che la vera potenza della SF non stia tanto nella vis critica quanto nella radicalizzazione dei fatti e delle dinamiche del presente, laddove la semplice esposizione di certi temi dovrebbe dare il senso e la misura delle storture e delle contraddizioni di questo nostro presente. Questa è la strada che ho scelto e che maldestramente ho tentato di percorrere nei miei racconti. Non è detto che debba essere condivisa dal lettore, non è detto che debba piacere o riuscire. Ma chissà che in futuro…