paolo zardi a cagliari

di malicuvata

la_felicita_esiste_NERO-121_02_012
h. 19.00 | libreria mieleamaro, via manno 88 – cagliari
Paolo Zardi, La felicità esiste (Alet)
Introduce: Giovanni Curreli

Esiste la felicità, o è un’illusione alla quale non crede più nessuno? Le scelte sbagliate di una vita possono essere corrette, o esiste un punto di non ritorno, superato il quale il proprio destino è già determinato?
Marco Baganis è un uomo che, dopo aver distrutto la sua famiglia, e aver perso un figlio, si trova a vivere in un vuoto assoluto, fatto di serate umidicce, donne amate per una notte, risvegli amari. Qualcosa, però, sembra cambiare – un’occasione inaspettata, una mano che viene tesa nel buio e che pare offrire una possibilità concreta per tornare a essere felici. E’ l’amore che chiama, con la sua voce  seducente . Ma come diceva Martin Amis, la vita è una partita di scacchi andata a puttane alla settima mossa. C’è ancora un po’ di tempo per rovesciare il risultato?

h. 21.30 | caffé barcellona, via barcellona 84 – cagliari
Letture pubbliche da La felicità esiste di Paolo Zardi (Alet)

Negli ultimi anni, aveva avuto un numero piuttosto alto di relazioni sessuali – incredibilmente alto, per un uomo come Baganis che, pur presentando un aspetto particolarmente interessante, non aveva alcuna qualità. Tipicamente, le donne che si portava a letto (ma letto era solo un modo di dire: i rapporti sessuali frettolosi che consumava con le sue compagne, si svolgevano in ogni genere di luogo) erano sposate; poche le signore separate, e poche le prostitute alle quali si rivolgeva, senza alcuna vergogna, quando non trovava qualcuno con cui passare la notte. Le ragazze libere, senza storie in corso, e felici, invece, non comparivano mai nella curva gaussiana delle sue partner. In questa particolare distribuzione statistica non c’era alcuna intenzione: Baganis non aveva una preferenza feticista per i letti nuziali, e per le loro inquiline. La realtà era molto più semplice, e più squallida: Baganis non era un conquistatore, non era un latin lover, non era un dongiovanni; o meglio: dopo esserlo stato per qualche anno, non lo era più. Prendeva ciò che trovava; in cambio, non offriva la storia d’amore della vita, ma una notte, un pomeriggio, un’ora, in cui due corpi, dopo essersi regalati un po’ di calore, se ne sarebbero andati per la propria strada.

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