Monteverde

di malicuvata

Autore: Gianfranco Franchi
Titolo: Monteverde
Edizioni: Castelvecchi, Roma 2009
Pagine: 313

monteverdeDi Decimo Cirenaica
Aveva già occupato i miei giorni Guido Orsini, con Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) – primo volume di quella che Gianfranco Franchi ha definito trilogia dell’identità;  a Disorder è seguito Pagano (Il Foglio Letterario, 2007) – nel quale l’autore ha discusso alcuni nodi della postmodernità – ed infine Monteverde, uno sguardo conclusivo, una prospettiva, un ponte.

L’identità è sicuramente uno dei temi più dibattuti all’interno del panorama culturale europeo e non solo; non lo era mai stato, non si era mai avvertita l’esigenza di confinare concettualmente un sentire individuale e collettivo. Perché quindi questa esigenza? Ciò che a noi interessa – non è la sede questa per una ricognizione sul tema dell’identità – è l’esigenza dell’autore di battere questo sentiero ed eseguire una radiografia del suo stare al mondo. Monteverde è un libro politico ma non parla di politica in senso stretto: l’analisi in narrazione che Gianfranco Franchi esegue del tempo e dei luoghi che vive ci permette di sistemare la sua raccolta di racconti all’interno di un confine sociale, quindi politico: le cinque sezioni in cui l’autore ha ordinato il libro – Casa, Lavoro, Donne, Musica, La Roma – forniscono una sintesi adeguata di quella che è la vita di un trentenne oggi – comprensiva di sogni, recriminazioni, frustrazioni.

«Io vedo simboli e significati in tutto. Sono un giocattolo giocato da mani sempre nuove, e tutto è un mio giocattolo. Forse anche la morte.»

Gianfranco Franchi invita Guido Orsini a chiudere gli occhi «per immaginare tutto quello che potrà essere quando la navigazione sarà conclusa.» Intanto entrambi camminano sul ponte, fianco a finaco, nello stesso ponte che per Georg Simmel significa prospettiva dinamica, connessione, interazione con gli altri e con la natura.

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