Biondo 901

di malicuvata

Autore: Alessandro Zannoni
Titolo: Biondo 901
Edizioni: Perdisa, Ozzano dell’Emilia (Bo) 2008
Pagine: 120

perdisaimager2Di Fabrizio Bolognesi
Sorprendente incursione di Zannoni, autore sarzanese, nei meandri del noir.
Una storia lineare, quasi una sceneggiatura contrappuntata dal ritmo del vecchio cinema noir americano degli anni 40.
Biondo 901 è un romanzo su un fato baro e imperscrutabile, che prima regala e poi improvvisamente pretende il conto senza nemmeno dar la possibilità di rendersi conto di cosa sia successo.
Quattro io narranti rivisitano la vicenda sotto diversi punti di vista: Giordano, parrucchiere sognante, uomo d’altri tempi, che si innamora forse della persona sbagliata; Letvania, oggetto del suo desiderio, giovane Ucraina, arrivata in Italia per sposare il boss locale in seguito ad accordi malavitosi; la guardia del corpo del boss, curioso ibrido di spietatezza e filosofia spicciola; Fabio B, l’amico di Giordano, dispensatore di pillole di saggezza provincial-popolare.
“L’inquadratura si stacca dalla mia faccia, gira veloce e si allarga sulla sinistra, lato strada. Insegna del Bagno Martellino. Staccionata di legno. Fila di cabine. Serie di pattini. L’idea è di lasciare la spiaggia, gettarmi in mezzo alla strada, fermare una macchina, cercare gente, cercare aiuto. Ma forse non basterà, perché scopriranno chi sono, cosa faccio e dove abito. Dovrò scappare all`estero, nascondermi tutta la vita. E forse mi troveranno comunque. Ho poco tempo per decidere e solo due scelte da fare. Morire qui, adesso, oppure da un`altra parte chissà quando”.
Ciò che immediatamente colpisce di Biondo 901 è lo stile adottato da Zannoni, che mischia, facendole interagire per poi giungere ad una fragorosa deflagrazione, diverse parlate: dal dialetto di provincia alle storpiature linguistiche tipiche di chi giunge in Italia dall’est europeo. Ciò determina un’immedesimazione totale del lettore nei singoli squarci che Zannoni apre sulla vita di ciscuno dei protagonisti.
La caratterizzazione psicologica non è a tutto tondo ma è assolutamente funzionale alla narrazione.
La scrittura è veloce, ora nervosa ora suadente per dare tregua al lettore. I ritmi, come già affermato, sono quelli del cinema e la struttura a scatole cinesi richiama evidentemente le opere recenti di Innarritu.
L’abilità di Zannoni di rivisitare con eleganza tutti i luoghi classici del noir e del melò (emblematico in questo senso il ruolo di primaria importanza affidato alle femme fatale di turno) è speculare al loro ribaltamento quasi immediato.
I protagonisti inseguono il loro destino ineluttabile con grande umanità, consapevoli che nel momento in cui la strada appare in discesa è solo un  momento di apparente calma piatta, la quiete prima della tempesta. Ma qui la tempesta è più crudele e bizzarra del solito perchè nel momento in cui sembra offrire una via d’uscita, magari consentendo di nascondersi nei suoi vortici, ecco che assistiamo al più imprevisto dei ribaltamenti.
Il contro-finale amarissimo riporta la quiete dopo la tempesta, una quiete irreale, una disillusione che si consuma ad un centimetro dalla meta.

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