Tre io

di malicuvata

Autore: Mario Rossi
Titolo: Tre Io
Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2009
Pagine: 138

Tre_iodi Grigi Bolero
Ci sono tre esistenze, raccontate in prima persona ognuna con un colore diverso: blu è Dante, verde è Andrea, rossa è l’esistenza di Sandra/Giulia; essere raccolte in un romanzo non è l’unico aspetto che hanno in comune; è vero, conducono vite differenti evidenziate dalle aspettative che ripongono per la giornata che li attende, e la riflessione – specie nel caso di Sandra/Giulia e Dante – ha in prevalenza carattere recrimintorio nei confronti del passato e risoluto (ma violento di lamenti) nei confronti del presente. Osserva Dante: «Deve essere una questione di orari stabiliti. Ognuno fa quel che può. Ognuno ha il tempo contato per sfuggire alla propria vita. Questione di turni forzati. […] Basta vedere i mattinieri, la gente per bene, i la-vo-ra-to-ri che, indossate maschere di buon umore, si affrettano, soddisfatti, all’inferno che li inghiotte e risputa ogni giorno.»

Fuga e salvezza sono componenti caratterizzanti della narrazione: il trio protagonista del romanzo di Mario Rossi muove in direzione ignota, e il mezzo d’evasione – alcol o trip – amplifica la necessità del fuori che, se per Dante assume i contorni del disprezzo, per Sandra/Giulia diviene ricerca di sé, ritrovo. Quanto ad Andrea, fuga e salvezza sono fatti di carne da piegare e possedere: «Voglio vivere come dico io. E andassero affanculo mio padre, la fabbrica, la cassa integrazione. Se crolla tutto me ne vado in Germania o in Svizzera, che ci vuole. Io stasera voglio solo spassarmela.»

È l’alba quando i tre io si ritrovano nella stessa macchina e puntano il vigneto dello zio di Andrea per un altro sorso di vino; poi dentro una piccola costruzione in muratura ognuno avanza la sua richiesta: solamente una non verrà soddisfatta.

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