Tecniche di basso livello

di malicuvata

Autore: Gherardo Bortolotti
Titolo: Tecniche di basso livello
Edizioni: Lavieri, S. Angelo in Formis (CE) 2009
Pagine: 80

tecniche_smalldi Antonio Tirelli
È difficile parlare di quel che non si capisce fino in fondo. Eppure, bisogna ammettere che proprio quel che non ci riesce di capire è spesso ciò che riesce ad interessarci e affascinarci. Per cui, varrà la pena di scrivere di un libro sicuramente sui generis qual è Tecniche di basso livello, curiosa produzione dell’editore Lavieri, in cui non troviamo un intreccio (non apparentemente, almeno), non troviamo trama (non apparentemente, almeno), non troviamo dialoghi (non apparentemente, almeno). Non è un romanzo, non nel senso ortodosso del termine. Nemmeno un racconto, almeno in senso proprio. Non è un romanzo, eppure vi trovo una consistenza che potrei, fatte le dovute proporzioni, accostare all’approccio di Henry Miller alla narrativa. Non è un racconto, eppure ne possiede la sintetica efficacia. Quasi come una raccolta di aforismi, il testo riassume nevrosi, ansie e distorsioni del vivere attuale, utilizzando un linguaggio ricco e appuntito, oltre che comprensibile. Non è un romanzo e non è un racconto: eppure sono presenti dei protagonisti, le cui esistenze non ci è concesso di vedere in un dispiegarsi lineare di avvenimenti. In realtà, avvenimenti non sembrano esserci, per cui quel che è dato di osservare è una serie di frammenti, come se l’esistenza di questi protagonisti fosse un vaso rotto di cui si possano osservare soltanto i cocci; un vaso impossibile da ricomporre e del quale non sarà mai possibile decifrare la forma originaria. È come se l’autore abbia voluto riprodurre attraverso la sua opera la frammentarietà dell’esistenza contemporanea dettata dai messaggi pubblicitari televisivi, dai miti confezionati per imbonire l’individuo quando non per annullarlo, dagli slogan che non prevedono pensiero indipendente. Ecco, forse la chiave di lettura sta proprio nella metafora televisiva: ridotta ad un insieme di brevi ed insignificanti frammenti pubblicitari, la vita non può che essere narrata (non descritta, narrata) attraverso la sua riduzione a subitanei flash che colpiscono l’occhio e non danno il tempo di essere decodificati. Spot televisivi, appunto. È un’opera, il libro di Gherardo Bortolotti, che dà un senso di desolazione, talvolta di sconforto e potrebbe risultare indigesta a chi dalla narrativa si aspetta storie dallo sviluppo “classico”, dal momento che qui siamo di fronte ad un prodotto che – diciamolo – non pare avere né capo né coda. E tuttavia, gioverà ricordare che nemmeno alcuni film di David Lynch sembrano avere senso, dopo una prima visione. Ed è probabile che proprio in questo risieda il loro fascino, in questo accennare e suggerire lasciando aperto un cerchio che solo allo spettatore – e nel nostro caso, al lettore – spetta chiudere.

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