Quale ruolo per la Letteratura di Fantascienza?

di malicuvata

[Fabio F. Centamore, autore del libro Alle sett’albe (Tespi), riprende e sviluppa un passaggio della nota scritta di recente da Antonio Tirelli sulla sua raccolta di racconti. malicuvata]

di Fabio F. Centamore
Leggendo la tua recensione, caro Antonio, sono stato colpito da una frase in particolare: «Dopo essersi distinta, lungo tutto l’arco del Novecento, come letteratura politica, essa [la fantascienza] è stata progressivamente marginalizzata, sovente essendo liquidata come scrittura di mestiere o intrattenimento».
Questa considerazione della SF come letteratura politica mi ha davvero incuriosito. Ho pensato all’accezione aristotelica di politica, cioè come insieme delle dinamiche socialmente strutturate (alleanze, gerarchie, ordinamenti), e subito ho pensato che tu avessi voluto riferirti alla fantascienza come spirito critico di tali dinamiche. In effetti, molti capolavori della SF di possono ascrivere a questo ruolo o missione: criticare il presente attraverso lo specchio del futuro. Esempio chiarissimo di tutto ciò è il capolavoro di Frederick Pohl e Cyril Kornbluth, Gladiatore in Legge. Qui davvero la società futura è dipinta come uno specchio distorto in cui tutte le sperequazioni del presente sono amplificate e spinte all’estremo come in una lente a ingrandimento. In questo senso, allora, si può parlare di ruolo politico della fantascienza, come si descriveva nella tua recensione. Questo, però, ci fa capire che elemento fondamentale della SF è il presente più che il futuro. Riflettiamo, ad esempio, su quanto dice Robert A. Heinlein (unico autore SF della storia ad aver vinto ben quattro premi Hugo): «La fantascienza è una narrativa speculativa in cui l’autore assume come primo postulato il mondo reale come noi lo conosciamo, includendovi tutti i fatti riconosciuti e le leggi naturali».
Ciò che sorprende qui è la visione di un genere letterario come forma di speculazione. Pensate, scrivere racconti o romanzi per Heinlein è indagine rigorosa e non semplice intrattenimento o espressione artistica.  Ma, quel che conta per il nostro punto di vista, è indagine che parte dal presente come postulato imprescindibile. Secondo quanto sembra emergere dalle parole di Heinlein, proprio nel presente (perfino nelle leggi naturali attualmente conosciute, oltre che nei fatti sociali) esistono i germi del futuro. Speculare sul futuro significa osservare e catalogare il presente. Si badi bene, il nostro autore parla di “speculazione” e non di “speculazione critica”. Osservare, analizzare, dedurre e definire un’idea di futuro dal presente non è necessariamente un’operazione di critica politico-sociale. Quantomeno, non necessariamente si connota come tale a priori. Secondo me, allora, dobbiamo porci una domanda fondamentale: può una speculazione del tutto neutra, una semplice pura deduzione da fatti reali e presenti, risolversi in critica politica? Davvero è necessario connotarsi in anticipo come critica politica per costituire effettivamente un ruolo critico? Tu fai rilevare che nei miei racconti manca l’elemento politico, cioè l’istanza di critica del presente. Eppure nei miei racconti vi sono molti temi del tutto attuali e presenti. La clonazione di esseri umani (Sangue Nuovo), le problematiche e i paradossi del mondo del lavoro (Lei è Riassunto), i guasti prodotti dalla guerra agli individui (La Domanda), l’incomunicabilità (Alle Sett’Albe). Tutti temi presenti eppure mai connotati esplicitamente in senso critico. Penso, infatti, che la vera potenza della SF non stia tanto nella vis critica quanto nella radicalizzazione dei fatti e delle dinamiche del presente, laddove la semplice esposizione di certi temi dovrebbe dare il senso e la misura delle storture e delle contraddizioni di questo nostro presente. Questa è la strada che ho scelto e che maldestramente ho tentato di percorrere nei miei racconti. Non è detto che debba essere condivisa dal lettore, non è detto che debba piacere o riuscire. Ma chissà che in futuro…

Annunci