Passaggi di Paolo Mascheri

di malicuvata

Fabrizio Bolognesi: I personaggi principali de Il Gregario sembrano attraversati da una certa solitudine di fondo, accompagnata spesso dall’incapacità di essere compresi dal prossimo. Quanto, secondo te, questa condizione psicologica è strettamente legata, in un rapporto di causa ed effetto, con la società del benessere?
Paolo Mascheri: No, non credo che questa solitudine sia connessa alla società del benessere. E per quella che è la mia idea di letteratura non ho grande interesse a scrivere romanzi sulla società e sul paese. Il mio interesse è focalizzato sull’uomo, sulla natura dei rapporti, dei legami, sulla fragilità del corpo umano.

Gianfranco Franchi: Caro Paolo, sono passati tanti anni dal tuo esordio, Poliuretano. Io ho la sensazione che un bel giorno tornerò a leggere tuoi racconti, e credo proprio che si tratterà di un libro formidabile. Posso sperare?
Paolo Mascheri: Caro Gianfranco, lei è molto gentile. Ma sa benissimo come la penso. Pubblicherò qualcosa di nuovo- un romanzo o dei racconti- solo se reputerò il lavoro all’altezza dello standard prefisso, altrimenti potrò benissimo starmene a casa per i prossimi anni. Credo che dopo una pubblicazione ci sia sempre la necessità di tempo per migliorare e studiare e per disintossicarsi dal mondo editoriale.

Gianfranco Franchi:
Caro Paolo, tanti anni fa hai scritto che prima di conoscermi pensavi che io fossi una testa di cazzo. Adesso, sei anni dopo, sei tornato sui tuoi passi? Quanto a me, sai benissimo come la penso.
Paolo Mascheri: Gentile Franchi, sa benissimo che è stata quella famosa perifrasi a lanciare il suo Disorder… Non capisco che senso abbia rivangare ora, per giunta in pubblico, cose dal sottoscritto scritte anni e anni fa!

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