Alle sett’albe

di malicuvata

Autore: Fabio Centamore
Titolo: Alle sett’albe
Edizioni: Tespi editore, Roma 2009
Pagine: 306

copj13 di Antonio Tirelli
Leggere fantascienza è diventato difficile, negli ultimi anni. O meglio, è difficile leggere fantascienza che sia stata pubblicata dopo la fine degli anni ottanta. Dopo essersi distinta, lungo tutto l’arco del Novecento, come letteratura politica, essa è stata progressivamente marginalizzata, sovente essendo liquidata come scrittura di mestiere o intrattenimento.
Parto dunque dal presupposto che il lavoro di Fabio Centamore sia in ogni caso meritorio, dal momento che lo scrittore non ha paura di misurarsi con una materia difficile, più complessa di quanto si possa comunemente ritenere.
Ancor più meritorio se si prende in considerazione il non trascurabile fatto che la letteratura, la narrativa italiana si è confrontata non troppo spesso e sempre timidamente con la science fiction, nonostante l’attenzione che ad essa era tributata da personaggi importanti del panorama editoriale italiano (Fruttero, Lucentini, Sergio Solmi, per fare alcuni nomi).
Centamore è un autore che possiede colpi in canna; ha idee da tenere in considerazione e propone una raccolta di racconti godibili, talvolta leggeri talvolta più impegnativi, scritti con linguaggio scorrevole e non privi di humour. Dimostra di conoscere i maestri del genere e si serve intelligentemente del patrimonio da loro messo a disposizione.
Ed è bello osservare, proprio come è intenzione precipua e tradizione della fantascienza, il suo interesse nei confronti dell’umano e, nello specifico, nei confronti dei limiti con cui l’uomo deve fare i conti nel momento in cui si trova in situazioni di straniamento, situazioni paradossali o comunque impegnative sia da un punto di vista fisico sia soprattutto mentale. I limiti della mente e le conseguenze del loro superamento sono il filo conduttore di queste prove d’autore, i protagonisti delle quali impazziscono, ragionano, si emozionano venendo a contatto con il nuovo, con l’impossibile o l’inverosimile.
Ai racconti manca forse quel quid che connota la grande letteratura di fantascienza, e mi riferisco nella fattispecie proprio a quella carica politica che consentì ad Asimov, Sturgeon, Farmer, Dick di parlare e criticare il presente attraverso la costruzione di mondi possibili. Nella pagine di Alle sett’albe non pare agevole scorgere una simile carica, né si vede, se non a piccoli tratti, la vis polemica che ha animato sia la fantascienza dell’età d’oro (sviluppatasi fin dagli anni trenta ma convenzionalmente definita tale a partire dalla fine degli anni quaranta) sia il cyberpunk (e qui parliamo dei primi anni ottanta). Purtuttavia, non è un obbligo cercare a tutti i costi elementi eversivi o politici nella propria scrittura, per cui l’opera di Centamore potrebbe essere gustata tranquillamente in quanto gradevole narrazione.
Dico “potrebbe”, dal momento che la qualità del suo libro è pregiudicata da alcuni elementi fortemente disturbanti.
In primo luogo: il formato del volume è assimilabile ad un formato tascabile, per cui mi risulta perlomeno sgradevole che il prezzo di copertina sia 20 euro. Davvero troppo.
In secondo luogo: il layout, in generale, non è dei migliori. Rientri e spaziature mi appaiono troppo arzigogolati e rendono talvolta accidentata la lettura.
Infine, la cosa più importante: sono presenti molti errori lungo il testo, e non si tratta di semplici refusi.
Alcuni esempi: la parola eco è un sostantivo femminile, mentre in più punti dei racconti leggo espressioni come “un eco lontanissimo”; l’esclamazione Oh si scrive con la acca, e non come viene scritta nel libro. O non è un’esclamazione, ma una congiunzione avversativa. Discorso analogo per tutte le volte in cui si legge sto e sta in luogo di questo e questa. Scritte come sono scritte, le due parole sono voci del verbo stare. Autore ed editor (o chi per lui) avrebbero dovuto fare attenzione all’uso dell’apostrofo: ‘sto e ‘sta sarebbe risultato corretto.
Ciò detto, e non me ne voglia chi ha curato la pubblicazione del volume, Alle sett’albe è un libro da tenere in considerazione, sebbene sia probabilmente acerbo sotto alcuni aspetti.
Da tenere in considerazione, per chi cerchi autori volenterosi di esprimere idee nuove utilizzando un patrimonio letterario importante e ultimamente messo da parte in malo modo.
E per chi – come chi sta scrivendo queste righe – quel patrimonio lo ha amato e desidera che venga attualizzato attraverso la narrativa contemporanea.

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