Passaggi di Gianfranco Franchi

di malicuvata

Decimo Cirenaica: Cos’è Monteverde? Una raccolta di racconti, un romanzo o uno zibaldone di pensieri?
Gianfranco Franchi: Tecnicamente, il libro è nato per essere una raccolta di racconti strutturata con una precisa architettura, precise e determinate corrispondenze tra una sezione e l’altra, anticipazioni e richiami interni in punti predeterminati del testo. Qualche filologo se ne è accorto e ci si sta divertendo. Ab origine, questo libro era soltanto una struttura, disegnata con tutta una serie di frecce in corrispondenza di certi titoli. L’idea era che questa raccolta di 47 (“morto che parla”) pezzi, strutturata in 5 sezioni da 9 e una da 2, intervallati da interludi, avesse la compattezza d’un romanzo e fosse leggibile come un romanzo. E’ accaduto, a dar retta alla critica: tutti parlano di “romanzo”, ma “Monteverde” è e rimane una raccolta di racconti. E’ il terzo pannello della mia “Trilogia dell’Identità”: viene dopo “Disorder” (raccolta di racconti, 27 pezzi. 27 sta per “San Paganino”) e “Pagano” (antiromanzo: pamphlet politico+romanzo breve), e non avrà seguito. “Trilogie in cinque libri” poteva scriverne solo Douglas Adams.

Decimo Cirenaica: Perché hai scelto questo titolo?
Gianfranco Franchi: Il mio libro si chiamava “New Order”. Proprio perché chiudeva una trilogia nata con “Disorder”. Il gioco – al di là dell’omaggio a Kandinski – serviva a parlare in codice ai fan dei Joy Division. Si parte da “Disorder”, prima traccia del primo disco, “Unknown Pleasures”, e si finisce con “New Order”, il nome scelto dalla band dopo la morte di Ian Curtis. Alessandra Gambetti, che ha scelto e comprato il libro, mi ha suggerito di cambiare titolo e ha proposto “Monteverde” come soluzione. In effetti, tutta la trilogia è ambientata a Monteverde; Monteverde è uno stato mentale; io vivo qua da 30 anni; siamo ai piedi dell’ottavo colle, romani-non romani; è una vita che parlo del territorio, del mio territorio; e così… niente, l’idea m’ha convinto. E’ un titolo rispettoso del mio lavoro e della mia scrittura, e fedele al mio spirito. E’ chiaro che per me questo libro continua a chiamarsi “New Order”, ma tanto in Italia non frega un cazzo a nessuno degli autori, giusto? Siamo figure funzionali, di solito, abbiamo pochi amici, qualche fan, un po’ di buona critica, cose del genere. Va bene così.

Decimo Cirenaica
: Una delle sezione del tuo libro è dedicata al Lavoro: è possibile discutere di Lavoro senza il filtro quotidiano del politico? Liberarsi dall’ideologia del lavoro è l’urgenza dei nostri tempi?
Gianfraco Franchi: Guarda, io sono figlio di un sindacalista, e nipote di un imprenditore che ha avuto parecchi dipendenti, a suo tempo. Sento molto il problema perché, a differenza del nonno padrone e del padre sindacalista, io incarno il lavoratore atipico, l’intellettuale partita Iva, che tutti pagano poco e male e con molti ritardi, e tutta la mia vita è stata rovinata dalla scelta professionale (ed esistenziale) compiuta in gioventù. Per darmi alla letteratura mi sono negato alla borghesia. Scelta pagata a carissimo prezzo. E’ da fine 2002, da quando mi sono laureato, che soffro – come tutti gli umanisti – per questa situazione contrattuale, economica e professionale. E’ chiaro che dobbiamo batterci perché si discuta di lavoro senza filtro del fu Partito Comunista e relative metamorfosi poco credibili, e senza il filtro del loro sindacato. La storia recente – non quella remota – ha dimostrato quanto male abbiano fatto i partiti ai lavoratori, tradendoli e abbandonandoli alle riforme uliviste e forziste. Liberiamoci dei partiti e delle ideologie sporche di sangue, puntiamo sulle idee e sull’ideale: un ideale semplice. Che ciascuno possa lavorare guadagnando dignitosamente, e possa permettersi di vivere con semplicità e onestà senza dover truffare il fisco o senza dover truffare il prossimo. E che le tasse alle imprese diminuiscano: e che siano seriamente incentivate ad assumerci. Che altro? Io adoro lavorare. Lavorerei tutto il giorno. Perché mi ritrovo in queste condizioni? Che ne so. So solo che sono anni che mi spacco la schiena tra editoria, agenzie pubblicitarie, giornali, etc, ma qui non cambia niente. Se in un mese guadagno 1.200 euro, lavorando 10-12 ore al giorno, apro lo champagne. Una badante guadagna più di me. Mi sembra una gran porcata. Molto italiana. Troppo comune. Ne riparliamo a voce.

[E in effetti ne abbiamo riparlato a voce:  Libreria Mieleamaro per Passaggi per il bosco :: CA|18-26luglio2009 . Grazie Sara!]

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