Passaggi di Simone Rossi

di malicuvata

Alfio Génitron: Ricordo un giardino e il telo che avete sistemato. Era un telo? mi verrebbe da chiederti, poi mi dico che le domande da fare sono altre, quindi continuo a ricordare i vostri panni stesi (mattina? vi eravate appena svegliati?) e il giornale che sfogliavi e ci scrivevi sopra il numero della scena: tre personaggi, tre scene. E quando dici che la trama è un orpello inutile, un polveroso residuo dei tempi in cui ancora si utilizzava la parola “orpello”, mi dico che sì: sono d’accordo con te. E quando mi dici che la storia procede per immagini, citazioni, frammenti, suggestioni e sinonimi vari, ricordo, sì, ricordo di essermi seduto su una delle prime sedie e aver mangiato la pizza in attesa che arrivassero tutti. E tu sfogliavi il giornale. E lei ci guardava uno per uno: cercava incipitto.
In effetti adesso dovrei farti una domanda: cos’è Angolo T?
Simone Rossi: Angolo T è uno spettacolo teatrale, tratto da un racconto che porta lo stesso T-tolo.
E’ una storia sull’incapacità di iniziare, sulla necessità di concludere e sulla facilità di confezionare. C’è anche dell’amore, in mezzo.
E’ popolato di personaggi: alcuni sono inventati di sana pianta, altri li ho rubati.
I tre personaggi che ho inventato si chiamano: Incipitto, Confezionatore e Finalizzatore.
Angolo T ha qualche parentela con Italo Calvino, Gilles Deleuze e Fabrizio De Andrè.
C’è un’attrice in scena. Lei è contemporaneamente narratrice della storia e interprete di tutti i personaggi. C’è della musica, suonata con strumenti piccoli.

Alfio Génitron: Scusa potresti ripetere?
Simone Rossi: Angolo T mi ricordo di averlo scritto un pomeriggio dentro un bilocale che adesso non c’è più, ma Angolo T c’è ancora. La prima che l’ha letto, come sempre, è stata Enrica. L’ha letto ad alta voce, e io mi sono ricordato quanto mi piacciono le letture ad alta voce. Con la musica sotto, poi. Allora ci siamo messi lì e l’abbiamo riletto, con il clarinetto, che fa anche rima. E pure con l’ukulele, e la chitarra, e lo xylofono. Leggi che ti rileggi, la voce narrante di Angolo T è diventata quella di un personaggio androgino in pigiama, seduto su una sedia molto piccola sopra un tappeto molto rosso.
La trama del racconto non esiste, il racconto è diventato un reading, cioè uno spettacolino tascabile.
Lo spettacolino dura mezz’ora: sembra che non succeda niente, e invece.
Alla fine di Angolo T, tutti bevono il tè.

[Da Passaggi per il bosco: Angolo T di e con Enrica Camporesi e Simone Rossi]

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