Perdas de Fogu

di malicuvata

Recensione di Giovanni Curreli
Autore: Massimo Carlotto e Mama Sabot
Titolo: Perdas de Fogu
Editore: Edizioni e/o, Roma 2008
Pagine: 159

copertina-perdasUna delle abilità di Carlotto sta nel costruire personaggi che non avrebbero nulla di cui esser fieri ma con cui si riesce comunque ad entrare in empatia. Pierre Nazzari è un disertore che nella sua vita ha fatto cose indiscutibilmente criticabili e per questo finisce nelle mani delle forze dell’ordine che pensano bene di farne un loro servo, riducendolo al loro servizio e mettendolo alle calcagna di qualche suo ex-commilitone che, come lui, ha intrapreso la ben più fruttuosa strada della criminalità e di vari traffici piuttosto che l’onorata carriera militare. Ma chi “usa” Nazzari non è meglio di lui. Gli interessi che inducono le forze dell’ordine ad utilizzare Nazzari per pedinamenti e perquisizioni non canoniche, sono spesso oscuri e talvolta sfociano nell’illecito, sono interessi mossi da mani politiche e da affari economici fatti alle spalle degli ignari cittadini e portati avanti da dei gran figli di buona donna come Tore Moi, una figura negativa che sa tanto di agente dei servizi segreti deviati. Ma è una figura intelligente, silenziosa e cinica che fa il lavoro sporco che irreprensibili politici non possono certo fare perché continuamente impegnati a mostrar il loro bel viso agli elettori che pendono dalle loro rassicurazioni. Questa è un’altra caratteristica di Carlotto, è difficile trovare dei personaggi buoni ed alcuni cattivi ed è per questo che si finisce comunque per parteggiare per il protagonista, anche se pure lui non è certo un angelo. Non ci saranno i buoni ma di certo ci son le vittime, e questa è Nina. Nina è una veterinaria che sta portando avanti uno studio nel salto di Quirra dove gli effetti nefasti del Poligono di Perdas de Fogu (il più grande poligono militare d’Europa) si riversano sugli ovini e quindi presumibilmente anche su persone e colture, ma il suo studio non è ben visto da chi in quel poligono scorge una miniera d’oro per le proprie tasche, ed è proprio qua che potere politico e militare si intrecciano con la vita di Nazzari e di Nina generando una guerra sotterranea che tirerà fuori il peggio da ogni protagonista. Sia chiaro, nella nostra libreria divisa per sezioni questo libro non andrà certo inserito fra i romanzi di inchiesta o di denuncia per quanto sicuramente abbia uno studio alle spalle, ma l’occasione per informarsi sulla questione del poligono del salto di Quirra è servita, da Carlotto e Mama Sabot, su un piatto d’argento. Forse è bene dubitare di chi, per il nostro benessere economico, propone l’ampliamento del poligono in barba ad ogni pericolosa conseguenza – di cui l’uranio impoverito è solo la punta dell’iceberg – che già quella struttura porta con sé. Forse è bene capire se il benessere economico che una tale struttura potrebbe generare vada di pari passo con il benessere sociale che è quello che importa davvero. E allora metterò questo romanzo nel terzo ripiano, quello dei bei noir, oppure nel quarto, dove stanno i romanzi collettivi, perché Professor Carlotto ha coordinato un nuovo gruppo di giovani (Mama Sabot) per una scrittura a venti mani, talvolta col risultato che la scrittura appaia un poco eterogenea e che qualche passaggio risulti un poco acerbo, ma nel paese in cui la gerontocrazia è istituzione, almeno nel campo della scrittura, la gioventù ha un bell’avvenire.

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