Aiutami

di malicuvata

Recensioni di Giovanni Curreli    

Titolo: Aiutami
Autore: Paolo Grugni
Editore: Barbera editore, Siena 2008
Pagine: 124

aiutami“Aiutami” è un romanzo che impone di schierarsi, una posizione netta e coerente che lascia poco spazio a compromessi, tentennamenti o rimpianti. Nessun compromesso per gli attivisti animalisti protagonisti di questa storia che non accettano una posizione intermedia tra uomo e animale, per loro non esiste nessuna “predestinazione” del genere umano e quindi è inevitabile la parità di diritti tra uomini e qualsiasi tipo di animale, nessun tentennamento nel portare avanti la loro azione, brutale, decisa e sensazionale, nessun rimpianto una volta portata a termine l’operazione, qualunque siano le conseguenze.
Che cosa dovrebbe fare dunque un sincero recensore? Innanzitutto, qualunque sia la mia posizione rispetto ad un animalismo così oltranzista, riconoscere l’onore delle armi a Grugni, e lo riconosco perché non c’è mai la ricerca di un pubblico accondiscendente. Questa storia trasuda sincerità e nei vari personaggi sembra evidente la sofferenza che si prova nel vedere bistrattata la propria visione del mondo, la propria interpretazione della giustizia, ed è ancor più grave l’indifferenza con cui l’uomo comune nemmeno percepisce tali ingiustizie, e forse è proprio questo che porta i protagonisti (Ricky in primis) a voler intraprendere un gesto così clamoroso per dare una scossa all’opinione pubblica e risvegliare l’orgoglio e la passione di tutti gli animalisti sparsi per il mondo, o almeno questa sarebbe l’intenzione dei protagonisti. Intenzione utopica, forse ingenua, sicuramente spinta da un idealismo disperato che non lascia possibilità di scelta.
Ma è compito del recensore anche dire la sua, anche se all’autore non piacerà. E chi scrive una posizione intermedia (ma non per questo non necessariamente più giusta né equilibrata) riguardo a questo tema ce l’ha.
Non c’è infatti bisogno di considerare il genere umano come una specie “eletta” per criticare una tale posizione estremista. Dacché mondo è mondo, animali uccidono altri animali per cibarsi e, per quanto il veganismo offra una valida alternativa per la nostra onnivora catena alimentare, è difficile credere che tale prassi possa essere condivisa dall’intera umanità. Anche l’uomo per natura uccide altri animali per cibarsene, è intrinseco nella sua natura così come per tanti altri animali. È piuttosto il suo allontanarsi dalla natura che ne crea una versione arrogante e irrispettosa della natura, che lo fa sentire in diritto di testare su animali dei cosmetici o di ucciderne altrettanti per diletto o collezionismo.
Questo non mi pone però nemmeno contro la caccia, laddove la selvaggina sia mangiata a fine battuta, diverso è il discorso nei confronti di chi uccide per imbalsamare ed esporre in salotto o per esercitare la mira.
La verità è che mi sento più in colpa quando compro della carne al supermercato, visto che con tutta probabilità deriva da un animale nato solo per essere mangiato che ha vissuto in un capannone e nel migliore dei casi è sano ma imbottito di antibiotici.
In questo forse c’è un distacco dell’uomo dalla natura, una visione strumentale di tutto l’ambiente che lo circonda, una concezione del mondo che prevede la sistematica adattabilità dello stesso alle esigenze del genere umano, qualunque esse siano. È, a mio modo di vedere, questa la visione da ribaltare, anche se le conseguenze per il nostro stile di vita a breve termine potrebbero risultare insopportabili, quelle a lungo termine sarebbero sicuramente più consone ai ritmi e luoghi della terra, se l’uomo si accorgesse di essere parte integrante della natura ne avrebbe più rispetto e sarebbe più facile muoversi con armonia al suo interno.

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