La conquista dello spazio e altri racconti

di malicuvata

Recensione di Simone Olla    

Titolo: La conquista dello spazio e altri racconti 
Autore: Ettore Malacarne
Edizioni: Eumeswil, Broni – Pavia 2008
Pagine: 185

imagesPotevano essere le dolci colline imolesi dominate da una torre o gli sterrati e le sterpaglie della piana che circonda Cagliari, poteva essere il Nord così come il Sud. Un luogo non definito – ecco il titolo del libro, La conquista dello spazio, inteso come conquista di un luogo non fisico, una specie di stato mentale a cui rifarsi – e poi un tempo vuoto, gli anni ottanta, riempiti di storie laterali che odorano di smarrimento e promesse. Non v’è, nelle trame di Ettore Malacarne, l’edonismo bignamesco in versione italiana, permanenti da copertina o feste umide d’estate; le voci che muovono i racconti sono troppo giovani, quasi protette da quella pasta socio-amicale che in provincia ancora oggi fatica ad essere inquinata. I palazzoni e la sua gente muovono alla conquista dello spazio: la provincia della provincia anni ottanta si svela nella contrapposizione fra speranza di autosufficienza e promessa televisiva di essere parte di un tutto: Londra e Vienna come punti di partenza e di arrivo immaginari, luoghi da osservare con distacco e da cui osservarsi con disincanto, metro per misurare la dimensione umana dell’esistenza. In mezzo ci sono storie di vita, animazioni di un vissuto rintracciabile, terre di confine.
La gente dei palazzoni che ho conosciuto io è la stessa che racconta Malacarne, gente costretta – come tutti – ad abitare una casa, a farsela piacere o detestarla ogni minuto; gente che lavorava tre mesi e gli altri nove li passava a timbrare un libretto rosa in uffici puzzo-lenti; gente che ha sognato Londra, magari pure Vienna, e che le ha provato tutte a riscattare col danaro la provincia della provincia dipingendola con macchine sportive o abiti firmati; gente che in un gatto ha letto l’indifferenza delle vite che lo circondavano, che si è fidata di un amico e ha fatto a botte per lui; gente che ha occupato uno stabile abbandonato conquistando un luogo, forse per cominciare tutto daccapo, per lasciarsi alle spalle un ricordo.
Tutte le voci che ho letto mi pare di averle già sentite, non saprei dire dove però, se nella prima cintura torinese o al terzo piano di via Cirenaica numero dieci.

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