Il libro nero del mondo

14 Novembre 2009 di malicuvata

Autore: Gabriele Dadati
Titolo: Il libro nero del mondo
Edizioni: Gaffi, Roma 2009
Pagine: 195

il libro nero del mondodi Carlo Palizzi
L’uomo che va incontro alla morte è quello del film; il regista di questo film si chiama Gabriele Lazzari, agìto tra Purgatorio e Inferno dal narratore Gabriele Dadati che si dichiara al lettore nella terza e ultima sezione del romanzo, quella del Paradiso. Fra le pagine della sezione Paradiso si arriva con una serie di domande che rimarranno senza risposta: l’autore conlcude il romanzo ritrovando se stesso, una luce, una strada. Prima sono pene e incubi di Apocalisse: da l’uomo che incontra colui che gli darà la morte – il Cannibale – al regista Gabriele Lazzari che filmicamente lavora a questo incontro definitivo; dal rapimento del regista alla salvezza (?) del Paradiso, passando al Libro nero del mondo che Gabriele Lazzari dovrà scrivere per soddisfare – nel nome di Dio – le voglie di giustizia del suo rapitore. «Ci sono padri – osserva il rapitore – che mangiano il cordone ombelicale e la placenta del figlio mentre ancora nasce, madri che partoriscono in silenzio. Da un momento all’altro guizzerà fuori il primo rettile.»
I tempi vissuti e filmati da Gabriele Lazzari sono mostruosi, ecco perché il rapitore ha scelto lui: «Penso che lei sia adatto a occuparsi di mostruosità, l’apocalisse che si cala nel tempo. […] Ho bisogno che lei raccolga tutto in un vangelo. La fine del mondo.»
Questo primo romanzo di Gabriele Dadati è un romanzo di movimento: il lettore è chiamato a rallentare il corso degli eventi perché solo all’apparenza tutto fila liscio lungo la distesa di una pianura: «Per voi il significato è solo questo, e la mia funzione è di essere voce. Nessuno ha amore più grande, ripete nell’aria un santo che è morto cinque secoli fa.»

L’ombra

12 Novembre 2009 di malicuvata

Autore: Turi Vasile
Titolo: L’ombra
Edizioni: Hacca, Matelica (MC) 2009
Pagine:

l'ombradi Giuseppe Merico

La raccolta di racconti di Vasile si apre con un’affermazione che è un invito al viaggio: “ non so francamente, da dove vengo, anche restando nell’ambito del mondo in cui vivo…” E di viaggio si tratta quando ci apprestiamo a scorrere i suoi racconti. Si parte dalla Sicilia e dalla creazione divina con un Dio Padre che scaglia un fulmine sull’isola dando vita al vulcano. Viaggio non lineare che non procede, ma si incaglia in ricordi, in riflessioni di uno scrittore che sarebbe morto a breve, nel settembre del 2009. Già la si vede la morte, già se ne parla in modo scanzonato e derisorio nel racconto “L’abito da cerimonia”, nel quale la badante ucraina invita l’autore a comperarsi un vestito per il trapasso e Vasile si trova a fare da modello per un sarto che gli piomba in casa e gli prende le misure mentre lui lo lascia fare un po’ infastidito, un po’ divertito. Viaggio che è narrativa che viene allo scoperto, senza omissioni, senza imbarazzo; che si fa domanda insistente e si risponde con ciò che  l’essere umano può esperire nella sua breve vita. Da qui dunque nascono le ultime narrazioni di Vasile, da qui la ricerca della fede e la riflessione filosofica nelle parole del sofista Protagora, citato due volte. Ma “L’ombra” è anche un viaggio nella sicilianità dell’autore, la si avverte spesso, la si contempla nelle frasi in dialetto sparse qua e là in tutto il libro, una di esse dà voce a uno dei racconti più belli della raccolta: “Stella che corre”, dove si parla di un giovane pastore a cui la famiglia di Vasile diede riparo e protezione. Le parole del  pastore sono esemplificative di un modo di intendere la vita: “E’ stidda ca curri”; ovvero, “è stella che corre” che vuol dire subire il proprio destino. Si parte della Sicilia e vi si ritorna perchè le origini si fanno più forti quanto più si è lontano da esse, come è scritto dall’autore. Ma intanto si gira il mondo: Vasile lavorò tutta la vita nel cinema come produttore e regista al fianco di De Sica, Fellini e Antonioni e dei suoi viaggi reali e immaginari ci parla, della Nabibia dove si trovò  a cantare il Tantum ergo in gregoriano in pieno deserto assieme a un autista bantù e di Roma, la città che lo vide crescere ai tempi del fascismo e che, credo, gli diede notorietà. Racconti quali “L’anciddi” , le anguille, o “Il terremoto di Messina” sono l’omaggio che Vasile rende alla sua terra, questa lo insegue nei ricordi come lo inseguono tutti gli amici scomparsi di cui scrive nel racconto “Gli assenti da Pino Ribaudo a Lilli la Rossa” e ancora ne “La barca delle ombre” , ultimo di una trilogia che ha per tema l’ombra. E l’ombra si fa presente con la sua necessarietà  nella storia in cui un uomo regala la propria ombra e finisce per rimetterci in salute.
La scrittura di Vasile rivela con semplicità, a tratti con ironia, ma mai con amarezza anche quando racconta della moglie Silvana ridotta all’immobilità su un letto, senza parole se non quelle che canta al marito ricordando antiche canzoni. Il viaggio di Vasile termina con questo libro che è testamento e lascito e, proprio nel racconto che va a chiudere l’antologia, ecco che viene fuori con potenza l’amore per la scrittura. Vasile ci lascia esprimendo il desiderio di portare nell’al di là, due racconti: “La morte di Ivan Il’ic’ di Tolstoi” e “Il principe di Homburg” di Heinrich von Klest, l’invito è a leggerli per scoprire le nostre mancanze, quelle dei nostri tempi: la mancanza di solidarietà e del rigore morale o altrimenti citando l’autore: Non ci resta, in questa vita, che leggere i romanzi di Andrea Camilleri, tanto per ingannare il tempo e noi stessi.

Dalla A allo Zammù :: Luca Moretti, Isabella Borghese e I Microlit

10 Novembre 2009 di malicuvata

microlit2Dalla A allo Zammù ::  Alfabeto letterario
Luca Moretti, Isabella Borghese e i Microlit (Edizioni 18:30)
giovedì 12 novembre 2009, h. 21.30
Zammù
Via Saragozza 32/a – Bologna

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giovedì 12 novembre 2009
h. 21.30 :: i Microlit di Isabella Borghese e Luca Moretti (Edizioni 18:30) – introduce Gianluca Morozzi
presentazione della collana Microlit curata da Luca Moretti e dei racconti di Isabella Borghese “Minimal Hotel” e “Subliminal Autogrill”.

Gli Autogrill son soste da uomo, mitiche soste da uomo! E ritrovi di motociclisti, di gruppi in fila indiana per la gita fuori porta, della famigliola che va in vacanza e si ferma per far pisciare i pupi, della scopatina clandestina imprevista, dei camionisti in pausa, del pranzo fugace, degli acquisti senza senso, dei pullman in viaggio, della benzina che ci siam scordati di mettere in città…
(Isabella Borghese, Subliminal Autogrill)

#5# Malicuvata e RadioMeridiano12

9 Novembre 2009 di malicuvata

untitledRadiomeriadiano 12 e SuDiGiri presentano la rubrica dedicata ai libri a cura della Casa Lettrice Malicuvata. Questa settimana Luigi Cojazzi con Alluminio (Hacca)
Martedì 10 Novembre 2009, ore 17.00
www.radiomeridiano12.com| FM 97.5

Dalla A allo Zammù :: Alberto Masala e Marcello Fois

5 Novembre 2009 di malicuvata

Layout 1Dalla A allo Zammù ::  Alfabeto letterario
Alberto Masala e Marcello Fois
giovedì 5 novembre 2009, h. 21.30
Zammù
Via Saragozza 32/a – Bologna

***

Reading per voci sole divise tra sardo e italiano
gioevedì 5 novembre 2009,  h. 21.30
Alberto Masala, Alfabeto di strade (Edizioni Maestrale) – introduce Marcello Fois

IL LIBRO: Alfabeto di strade è uno scrigno di sorprese e un territorio di raffinatezze senza sussiego. Se dovessi pensare alle radici su cui si innerva questa raccolta direi: semplicità e sobrietà. Quelle qualità, cioè, che in scrittura significano affrontare il problema de visu. Viviamo in un paese che millanta di essere nutrito e corroborato dalla poesia e troppo spesso confonde la canzonetta col far versi.
(Marcello Fois)

L’AUTORE: Sardo. Vive a Bologna. Poeta e traduttore, agisce in contesto internazionale sperimentando in concerto con artisti di varie provenienze. Nella scrittura, che utilizza diverse lingue in un personale linguaggio di confine, è importante la componente dell’oralità. Su Cuncordu Bolothanesu canta i suoi testi in sardo. Fondatore di minores, movimento poetico per la dignità delle culture. Su RAI Radio3, per Storyville, ha curato le serie su Tom Waits e Allen Ginsberg. È stato direttore artistico di alcuni progetti d’arte in Europa (Berlino, Amsterdam, Salonicco, Bologna…), oggi del Progetto Asuni e Logos, centro residenziale di produzione artistica.

Vedi Cuba e poi muori

4 Novembre 2009 di malicuvata

Autore: Danilo Manera (a cura di)
Titolo: Vedi Cuba e poi muori
Edizioni: Feltrinelli, Milano 2000
Pagine: 176

vedi cuba e poi muoridi Erwin de Greef
L’isola di Cuba come «una nave errante» lontana dal mondo. Al suo centro, L’Avana, all’inizio del nuovo millennio, è una metropoli da vedere come città-donna, «sesso femminile pieno di edifici sconquassati», utero della ribellione e fallo del malcontento. L’Avana che incute timore con le sue ombre screziate e la gente che esce a notte fonda. L’Avana è la città della fame, dell’illegalità, dei contrabbandi, del sesso a pagamento. E questa vetrina di esseri umani negati alla legge è comunque l’isola della felicità, degli amori clandestini, delle fortune che si fanno e che si perdono, dei colori e degli odori, delle sbronze di rum, della musica caraibica e dei sigari Montecristo e Partagás. In quest’isola, l’ambizione della gente sembra essere quella «di esistere senza esistere» in una strana mescolanza di meraviglia e di passione, schizofrenia e allucinazione. Le otto storie qui raccolte, a cura di Danilo Manera, sono la narrazione colta, sincera, appassionata e sofferta di una generazione che si racconta come storia di un’emancipazione senza fine.

#4# Malicuvata e RadioMeridiano12

3 Novembre 2009 di malicuvata

Radiomeriadiano 12 e SuDiGiri presentano la rubrica dedicata ai libri a cura della Casa Lettrice Malicuvata. Questa settimana Alberto Masala con Alfabeto di strade (Maestrale)
Martedì 3 Novembre 2009, ore 17.00
www.radiomeridiano12.com| FM 97.5

Che cos’è la fantascienza?

30 Ottobre 2009 di malicuvata

Di Davide Gianetti
Che cosa è realmente, intimamente, la fantascienza? Letteratura d’evasione, cappa e spada in salsa interstellare, puntualmente relegata ai margini del mainstream letterario? La figlia minore del filone fantastico ottocentesco in versione tecnologica? Oppure, come ha giustamente osservato Antonio Tirelli nella sua recensione al libro di Centamore, un tipo di “letteratura politica” che focalizza il suo interesse nei confronti “dell’umano”? Lo stesso Centamore, nella replica, declina questo riferimento alla “politica” nell’ottica di un’analisi critica al sistema di potere, qualunque esso sia, attraverso l’espediente narrativo che descrive un futuro lontano ma con sotterranee, e nemmeno troppo velate, allusioni al presente. Centamore porta gli esempi di Pohl e Kornbluth, maestri, almeno all’inizio (Pohl, a partire dagli anni ‘60 si dedicherà a fantascienza d’intrattenimento e Kornbluth – pur nella sua breve carriera – prenderà alla fine le distanze dalla fantascienza “sociale” scrivendo un saggio, The Failure of Science Fiction as Social Criticism, per dimostrare come questo genere letterario sia incapace di produrre significativi mutamenti dell’ordine costituito), di quella satira sociologica che allestisce un palcoscenico a noi cronologicamente alieno eppure perfettamente riconoscibile nei tic e nelle manie dell’uomo contemporaneo.

Da parte mia non posso che concordare con Tirelli e, semmai, radicalizzare ulteriormente: o la fantascienza è distopica o non è. Sotto questo profilo, l’interesse umanistico che Tirelli colloca a nucleo fondante della letteratura fantascientifica di matrice “sociologica”, è a mio parere incompleto. O meglio: è umanesimo che scaturisce da una lotta ingaggiata dall’individuo, immerso in un presente per sua natura totalitario, contro le leggi di un mondo nel quale è costretto a esistere. Ma c’è di più: attraverso la critica serrata allo status quo, si giunge a verità più nitide, meno adulterate (il potere adora rivendicare il primato della verità), si giunge al disvelamento della menzogna ultima che regge le fondamenta del potere stesso, si giunge infine alla consapevolezza della violenza insita nei rapporti di forza sociali. Non me ne vogliano gli appassionati di duelli intergalattici, di esotiche esplorazioni su mondi alieni, di tormentate storie d’amore nei gelidi spazi siderali del cosmo, ma la marginalizzazione culturale, prima che letteraria, della fantascienza, passa soprattutto da qui. Non è facile scrivere distopia: occorrono occhio lungo e orecchio fino. Occorre intuire, date le premesse, la direzione che una determinata struttura sociale imboccherà nel futuro. Qualcuno ci è riuscito, incidendo così a lettere indelebili il proprio nome nel grande libro della letteratura mondiale. Come non stupirsi al cospetto della straordinaria preveggenza di Zamjatin, di Huxley, di Orwell, di Bordewijck e, ai giorni nostri, di Pohl, di Dick o di Tevis? Autori – sismografi della crisi del proprio tempo e autori – profeti di un futuro non certo migliore.

Utopia e distopia, totalitarismo e libertà: diadi storicamente non confutabili e letterariamente feconde. Totalitarismo che, come un prisma, possiede molte facce: violento e brutale, come in Zamjatin e Orwell, persuasivo e dissimulatore (ma non per questo meno coercitivo) come in Pohl e Dick oppure totalitarismo che nasce dall’illusorietà di vivere in un mondo giudicato reale dietro cui, tuttavia, si celano ulteriori, maligne, realtà. Inquietanti multiversi infiniti, responsabili di un’alienazione e di una demolizione dell’ego di irredimibile malvagità (si pensi allo “gnostico” Daniel Galouye e alla sistematica decostruzione di ogni certezza ontologica presente in tutte le sue sottovalutate opere). Ecco perché il riferimento di Tirelli ad Asimov quale scrittore di fantascienza “sociale” mi suona ambiguo. Asimov è un costruttore di utopie. Il suo fervore tecnofilo e il suo febbrile razionalismo presuppongono un’antropologia ottimistica, opposta, per esempio, a quella di un Dick. A questo proposito si osservi, a mero titolo esemplificativo, sotto quale opposta angolazione Asimov e Dick rispettivamente immaginano le creature robotiche e come interpretano le loro azioni.

La fantascienza è dunque “letteratura negativa” per antonomasia? Senza arrivare agli estremi e agli abissi spalancati da opere come il Dottor Adder, la risposta, a giudicare dai risultati, è positiva. Nel momento in cui la fantascienza ricopre il ruolo di formidabile diagnosta dei mali sociali, prevedendone l’infausta e ulteriore degenerazione, ed evitando al contempo la tentazione di costruire nuovi mondi possibili – magari giudicati migliori solo perché proiettati in un arco temporale ancora in gestazione che il lineare incedere del progresso renderà più appetibili – essa diviene letteratura di testimonianza, resistenza disperata a un universo che sentiamo ostile e straniero.

Tre io

28 Ottobre 2009 di malicuvata

Autore: Mario Rossi
Titolo: Tre Io
Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2009
Pagine: 138

Tre_iodi Grigi Bolero
Ci sono tre esistenze, raccontate in prima persona ognuna con un colore diverso: blu è Dante, verde è Andrea, rossa è l’esistenza di Sandra/Giulia; essere raccolte in un romanzo non è l’unico aspetto che hanno in comune; è vero, conducono vite differenti evidenziate dalle aspettative che ripongono per la giornata che li attende, e la riflessione – specie nel caso di Sandra/Giulia e Dante – ha in prevalenza carattere recrimintorio nei confronti del passato e risoluto (ma violento di lamenti) nei confronti del presente. Osserva Dante: «Deve essere una questione di orari stabiliti. Ognuno fa quel che può. Ognuno ha il tempo contato per sfuggire alla propria vita. Questione di turni forzati. […] Basta vedere i mattinieri, la gente per bene, i la-vo-ra-to-ri che, indossate maschere di buon umore, si affrettano, soddisfatti, all’inferno che li inghiotte e risputa ogni giorno.»

Fuga e salvezza sono componenti caratterizzanti della narrazione: il trio protagonista del romanzo di Mario Rossi muove in direzione ignota, e il mezzo d’evasione – alcol o trip – amplifica la necessità del fuori che, se per Dante assume i contorni del disprezzo, per Sandra/Giulia diviene ricerca di sé, ritrovo. Quanto ad Andrea, fuga e salvezza sono fatti di carne da piegare e possedere: «Voglio vivere come dico io. E andassero affanculo mio padre, la fabbrica, la cassa integrazione. Se crolla tutto me ne vado in Germania o in Svizzera, che ci vuole. Io stasera voglio solo spassarmela.»

È l’alba quando i tre io si ritrovano nella stessa macchina e puntano il vigneto dello zio di Andrea per un altro sorso di vino; poi dentro una piccola costruzione in muratura ognuno avanza la sua richiesta: solamente una non verrà soddisfatta.

#3# Malicuvata e RadioMeridiano12

26 Ottobre 2009 di malicuvata

SuDiGiriRadiomeriadiano 12 e SuDiGiri presentano la rubrica dedicata ai libri a cura della Casa Lettrice Malicuvata. Questa settimana Gianfranco Franchi con Monteverde (Castelvecchi) e Radiohead – A kid (Arcana)
Martedì 27 ottobre 2009, ore 17.00
www.radiomeridiano12.com
| FM 97.5